Le reti urbane

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Descrizione

Oggi gli scambi non avvengono più soltanto all'interno di un sistema urbano, ma si configurano come reti di flussi che oltrepassano i confini regionali. Ogni "nodo" del sistema è spinto ad allargare il suo raggio con una specifica collocazione nella rete urbana, valorizzando le proprie potenzialità in modo vantaggioso per l'integrazione del sistema.

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Oggi gli scambi non avvengono più soltanto all'interno di un sistema urbano, ma si configurano come reti di flussi che oltrepassano i confini regionali. Ogni "nodo" del sistema è spinto ad allargare il suo raggio con una specifica collocazione nella rete urbana, valorizzando le proprie potenzialità in modo vantaggioso per l'integrazione del sistema.
Sul piano geografico, nell’organizzazione dello spazio le relazioni tra città e territorio complementare non sono analizzabili e comprensibili in sé, ma debbono essere rapportati all’evoluzione delle zone socioeconomiche di cui fanno parte nel quadro di una gerarchia di funzioni e di servizi che si integrano nella rete dei sistemi urbani. L'interpretazione dei rapporti gerarchici fra centri di livello funzionale differente (rete urbana) deve essere integrata dall’interpretazione ispirata al modello reticolare: un’organizzazione territoriale meno gerarchica, basata su reticoli funzionalmente articolati e spazialmente distribuiti.
"Rete urbana" è un'espressione usata per indicare un insieme di centri legati tra loro da relazioni. Si possono individuare tre tipi di reti urbane:
"Reti a gerarchia determinata": sono quelle formalizzate nei modelli di Christaller. Sono pensate come sistemi territoriali in equilibrio, il cui limite esterno corrisponde a quello della "regione complementare" della località centrale di più alto rango. Tutto il sistema si regge su valori di "soglia" e "portata" che legano i nodi alle rispettive "regioni complementari" in modo tale che la rete gerarchica dei centri non può essere pensata senza una corrispondente suddivisione gerarchica areale.
"Reti multipolari". Le funzioni urbane si suddividono tra i vari nodi in combinazioni locali di vario tipo e dimensione, non date a priori ma neppure casuali, in quanto la composizione funzionale dei nodi è tale da creare la base per lo sviluppo agglomerativo delle varie attività.
Tra i nodi si stabiliscono rapporti di interazione e interscambio, basati sulla complementarietà delle funzioni. La rete non ha né centro né confini regionali definiti: con l'internazionalizzazione dell'economia e degli scambi culturali tende alla dimensione planetaria.
"Reti equipotenziali". Le funzioni urbane si suddividono tra i nodi in modo casuale, nella misura in cui può essere considerata casuale la distribuzione geografica in condizioni localizzative derivanti da contingenze locali, senza che fattori di prossimità con la domanda o di agglomerazione-polarizzazione intervengano a regolare la distribuzione delle funzioni urbane tra i nodi della rete.
Questi tre tipi di "reti" sono distinzioni concettuali astratte. Ma è comunque possibile definire un sistema urbano in termini di rete come un insieme di località tra cui intercorrono rapporti di interazione più intensi che con altre. La crescente importanza dell'informazione e della sua diffusione, l'internazionalizzazione dei capitali e dei loro movimenti, l'uso massiccio delle telecomunicazioni avvicina tra loro località e soggetti distanti.
Gli interessi e le strategie spaziali di unità fisicamente coesistenti, ma appartenenti a reti di organizzazioni diverse, possono essere divergenti a scala locale, cioè non costituire "sistema" a quella scala. In questo modo lo spazio fisico di ogni città sarebbe sede di più "nodi" appartenenti a sistemi diversi e ciascuno con forme di radicamento locale diverse. La loro coesistenza fisica comporta la soluzione di problemi infrastrutturali e ambientali comuni.
Tutto ciò riporta alla concezione del "nodo" come unità fisico-spaziale, cioè come sistema areale locale dotato di una coesione interna grazie alla quale esso può partecipare alla più vasta coesione di rete.
Le trasformazioni intervenute nelle strutture sociali e produttive dei paesi economicamente avanzati sono da correlare ad un nuovo assetto delle maglie urbane e delle relazioni territoriali, dal quale risulta che una vasta serie di attività e di funzioni sono da ritenersi non più soggette a vincoli localizzativi e a soglie dimensionali. Ne emerge una più ampia partecipazione territoriale al processo di sviluppo, che finisce per incidere nell'articolazione regionale dando luogo alla formazione di strutture spaziali di tipo reticolare.
Contrariamente a quanto postulato dalla tesi christalleriana, secondo cui la trama urbana presenta una distribuzione a cascata di tipo piramidale, emerge come la struttura urbana vada articolandosi in due livelli: quello metropolitano, espressione di fenomeni di ricentralizzazione, e quello reticolare, in cui si diffondono gli esiti del decentramento e della crescita periferica.