Lo sviluppo sostenibile

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Descrizione

La “questione ambientale” è diventata, negli ultimi anni, oggetto di attenzione e di preoccupazione a causa dei molteplici effetti negativi che si stanno manifestando sul nostro Pianeta, i più rilevanti dei quali sono: inquinamento atmosferico e i suoi effetti negativi (effetto serra, distruzione dello strato di ozono, piogge acide, malattie correlabili, ecc.); prevedibile esaurimento delle risorse naturali non rigenerabili (petrolio, gas naturale); inquinamento delle acque e del suolo e crescenti consumi di acqua potabile; dissesti idrogeologici che si verificano in ogni parte del pianeta; diminuzione della biodiversità, cioè delle specie animali e vegetali.

Tipologia

Superiori

Testo completo

La “questione ambientale” è diventata, negli ultimi anni, oggetto di attenzione e di preoccupazione a causa dei molteplici effetti negativi che si stanno manifestando sul nostro Pianeta, i più rilevanti dei quali sono:
 
  inquinamento atmosferico e i suoi effetti negativi (effetto serra, distruzione dello strato di ozono, piogge acide, malattie correlabili, ecc.);
  prevedibile esaurimento delle risorse naturali non rigenerabili (petrolio, gas naturale);
  inquinamento delle acque e del suolo e crescenti consumi di acqua potabile;
  dissesti idrogeologici che si verificano in ogni parte del pianeta;
  diminuzione della biodiversità, cioè delle specie animali e vegetali.

      L'attenzione a questi problemi non è recente, in quanto alcuni documenti hanno già affrontato, alcuni decenni fa, il tema della necessità di una nuova politica economica ed ambientale a livello globale.

      Nel 1972 fu redatto un rapporto dal titolo “i limiti dello sviluppo” da parte del Club di Roma, una struttura internazionale fondata dall'economista italiano Aurelio Peccei.
      In questo rapporto si evidenzia che se l’attuale tasso di crescita della popolazione, dell'industrializzazione, dell'inquinamento e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, entro i prossimi cento anni, nel nostro pianeta saranno raggiunti i limiti dello sviluppo. Il risultato più probabile sarà un improvviso ed incontrollabile declino della popolazione e della capacità industriale. Tuttavia è possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro. Lo stato di equilibrio globale dovrebbe essere progettato in modo che le necessità di ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano.

      Nel 1980 fu pubblicato negli Stati Uniti un documento dal Council on Environmental Quality e dal Dipartimento di Stato, intitolato “the global Report to the president”, conosciuto con il nome di “Global 2000”.
      Questo documento iniziava con la seguente affermazione: “se continueranno le tendenze attuali, il mondo del 2000 sarà più popolato, più inquinato, meno stabile ecologicamente e più vulnerabile alla distruzione rispetto al mondo in cui ora viviamo.
      Nel 1992 è stato rivisto il rapporto “Limits to Growth” a cura di tre ricercatori del MIT (che hanno confermato, dopo venti anni, le conclusioni del vecchio rapporto, rafforzandole.
      Queste conclusioni possono essere così descritte:

  l 'impiego di molte risorse e la produzione di inquinanti hanno già superato i limiti sostenibili dall’ambiente. In assenza di una significativa riduzione dei flussi di energia e di materiali vi sarà un declino incontrollato della produzione industriale, del consumo di energia e della produzione di alimenti pro – capite.
  Questo declino non è inevitabile; per non incorrervi sono necessari due cambiamenti. Il primo è rappresentato da una revisione complessiva delle politiche e dei modi di agire che perpetuano la crescita della popolazione e dei consumi. Il secondo è un rilevante e veloce incremento dell'efficienza con la quale materiali ed energia vengono usati.
  Una società sostenibile, dal punto di vista tecnico ed economico è ancora possibile, il cambiamento verso una società sostenibile richiede un bilanciamento accurato tra mete a lungo e a breve termine ed un’accentuazione degli aspetti di auto sufficienza, equità, qualità della vita, anziché della quantità dei consumi.

      Questa definizione individua una nuova strada da percorrere per consentire un rapporto più sano con i sistemi naturali da cui dipendiamo e promuovere, quindi, un modello di sviluppo a livello globale che sia il più possibile sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

      Attualmente il prelievo di risorse effettuato dall'uomo sull'ambiente naturale già eccede la capacità di carico degli ecosistemi: oggi stiamo utilizzando risorse in quantità eccessive, impoverendo il nostro Pianeta e ponendo le basi per future condizioni di sofferenza e di povertà.

      Relativamente alla distribuzione delle ricchezze a livello planetario, attualmente il 25% della popolazione mondiale (i paesi sviluppati) utilizza il 75% delle risorse energetiche prodotte.
      
      Il consumo di energia è tra i principali fattori responsabili del degrado ambientale a livello mondiale. I principali combustibili oggi utilizzati sono quelli fossili (petrolio, metano ecc.) e la loro combustione è responsabile della maggior produzione mondiale di gas climalteranti (il principale dei quali è l'anidride carbonica), che causano sia l'effetto serra che la produzione dei principali composti che determinano l'inquinamento dell'aria nelle nostre città.
      I dati di seguito riportati sulle produzioni di tali gas possono essere utili per definire alcune problematiche:

  il quinto della popolazione mondiale che vive nei paesi a reddito più elevato contribuisce per il 50% alle emissioni di CO2, il quinto più povero per il 3%;
  i paesi industrializzati sono responsabili del 76% delle emissioni cumulative di carbonio in tutto il mondo a partire dal 1976. L'anidride carbonica prodotta dalla combustione dei fossili ha raggiunto il valore record di 6,2 miliardi di tonnellate nel 1996, con un aumento di circa quattro volte rispetto al 1950 e, una previsione fatta dall'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), indica una produzione di 9 miliardi di tonnellate all'anno.
      Segno della necessità inevitabile di una modifica sostanziale dell’attuale politica energetica a livello mondiale è il Summit di Kyoto, avvenuto nel Dicembre 1997. In questo incontro i rappresentanti di oltre 160 nazioni si sono riuniti per firmare un protocollo teso a bloccare ed a ridurre la produzione mondiale di CO2.
      L'accordo di Kyoto prevedeva una diversificata riduzione dei livelli di produzione della CO2, in particolare la riduzione media del 7% di CO2 entro il 2000 in Europa e del 6,5% in l'Italia, rispetto ai livelli di emissione del 1990 (così come prevedeva la sottoscrizione della "Convenzione quadro sul cambiamento climatico" siglata in occasione del Summit di Rio del 1992).
      Uno dei settori maggiormente responsabili del consumo di energia e di risorse è quello dell’edilizia, che incide per il 30% circa sul consumo totale di energia e per il 40% su quello dei materiali. La costruzione di nuovi edifici e di relative infrastrutture, le attività estrattive, gli stabilimenti per la lavorazione e trasformazione dei materiali e lo smaltimento dei rifiuti, consumano sempre più nuove fasce di territorio e quantità di energia. Tuttavia la maggior parte dei consumi attribuibili all’edilizia viene impiegata per la climatizzazione e l’illuminazione degli edifici.
      In questo contesto pensare ad una progettazione consapevole degli edifici, al risparmio energetico e delle materie prime, diventa obiettivo primario di sostenibilità ambientale e di qualità abitativa.
      Oggi, dopo anni in cui le costruzioni sono aumentate indiscriminatamente e senza prestare particolare attenzione alla salubrità degli ambienti interni ed agli impatti generati sugli ambienti esterni, il settore edile sta finalmente prendendo coscienza delle enormi risorse energetiche, territoriali e di materie prime convogliate nell'edificazione e di come sia necessario modificare l'approccio globale da mantenere quando si progetta e si realizzano nuove strutture edilizie. Questa presa di coscienza porta alla nascita dell’“Edilizia Sostenibile”.
      L’obiettivo generale dell’edilizia sostenibile è quello di progettare e costruire edifici che non causino sprechi e che non esercitino gravi effetti negativi sull’ambiente e sulla salute degli abitanti.