Massimino il Trace

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Descrizione

La tradizione senatoria dipinge Massimino il Trace come un soldato brutale proveniente dal ceto sociale più basso che si potesse immaginare: era stato pastore in origine, sarebbe diventato soldato per poi scalare il cursus militare fino al più elevato. Proclamato imperatore nel 235 d.C. associò il figlio al potere come Cesare. Condusse una guerra lunga e dura contro gli Alamanni, e alcune fonti menzionano persecuzioni nei confronti dei cristiani, in particolare contro i capi delle chiese, reazione inadeguata di uno spirito semplice che non sapeva come affrontare problemi complessi.

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Testo completo

La tradizione senatoria dipinge Massimino il Trace  come un soldato brutale proveniente dal ceto sociale più basso che si potesse immaginare: era stato pastore in origine, sarebbe diventato soldato per poi scalare il cursus militare fino al più elevato.
Proclamato imperatore nel 235 d.C. associò il figlio al potere come Cesare. Condusse una guerra lunga e dura contro gli Alamanni, e alcune fonti menzionano persecuzioni nei confronti dei cristiani, in particolare contro i capi delle chiese, reazione inadeguata di uno spirito semplice che non sapeva come affrontare problemi complessi.
Ma Massimino agì anche imponendo che la riscossione delle imposte fosse più rigida. Così facendo scatenò gli eventi che portarono alla rivolta degli Africani: ricchi e poveri, senza distinzione, massacrarono un procuratore di buona famiglia, e poi fuggirono. Proclamarono poi imperatori il proconsole della provincia d’Africa e suo figlio, conosciuti come Gordiano I e II.
In un primo tempo anche l’esercito, la III Legione Augusta, riconobbe la loro legittimità, ma poi soffocò la ribellione nel sangue.
Scoppiò in un secondo momento anche una rivolta in Italia. I senatori, infastiditi dalle umili origini di Massimino il Trace e dalla sua fiscalità, decisero di passare dalla parte dei provinciali. Mobilitarono allora contro di lui tutte le forze della penisola. Conferirono poi il potere a Pupieno e Balbino; Massimino, invece, per parte sua, marciò su Roma.
Furono i soldati a mettere d’accordo tutti uccidendo nel 238 d.C. sia Massimino che Pupieno e Balbino.