Opzioni della trasparenza e del consolidato fiscale

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Descrizione

Il nuovo sistema tributario riconosce alla società di capitali la possibilità di accedere al regime della trasparenza fiscale, quale correttivo alla doppia imposizione economica. Il regime della trasparenza consente di evitare, come detto, la doppia imposizione economica sui dividendi al pari del metodo dell’imputazione e di quello dell’esenzione, attribuendo i redditi della società partecipata al socio, indipendentemente dall’effettiva percezione degli utili.

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Il nuovo sistema tributario riconosce alla società di capitali la possibilità di accedere al regime della trasparenza fiscale, quale correttivo alla doppia imposizione economica. Il regime della trasparenza consente di evitare, come detto, la doppia imposizione economica sui dividendi al pari del metodo dell’imputazione e di quello dell’esenzione, attribuendo i redditi della società partecipata al socio, indipendentemente dall’effettiva percezione degli utili.
L’ambito soggettivo di applicazione è limitato, in quanto possono fruire del regime della trasparenza le società di capitali residenti al cui capitale sociale partecipano esclusivamente soggetti della stessa natura giuridica, ciascuno con una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea generale e di partecipazione agli utili non inferiore al 10% e né superiore al 50%. In assenza dei requisiti previsti per il regime della trasparenza, il regime opzionale previsto è fondato sulla tassazione consolidata (ovvero il consolidato fiscale). Infatti, ai fini dell’Ires viene riconosciuto il gruppo “consolidato” anche ai fini fiscali. Detto regime non realizza confusione di masse patrimoniali, rappresentando piuttosto una diversa tecnica di rilevazione del risultato impositivo, determinato su base plurisoggettiva.
In sostanza, finché permane il requisito del controllo (si considerano controllate le S.p.a, le S.a.p.a. e le S.r.l. al cui capitale sociale e al cui utile di bilancio la controllante partecipa direttamente o indirettamente in misura superiore al 50%), la controllante determina un unico reddito imponibile complessivo corrispondente alla somma algebrica degli imponibili della controllante stessa e delle controllate a cui vengono portati in diminuzione i dividendi erogati nell’ambito del gruppo. Pertanto anche in questo regime viene evitata la doppia tassazione sui dividendi.

Per ciò che riguarda i redditi consistenti in plusvalenze derivanti da cessioni di azioni o di partecipazioni in società non rappresentate da titoli, che prima erano tassate con regime sostitutivo ed aliquota del 19%, la nuova normativa introduce il regime della “participation exemption”, ossia una esenzione totale, purché si verifichino determinate condizioni (ad es. siano iscritte da almeno un anno nelle immobilizzazioni finanziarie). Sistemi di "esenzione da partecipazione" esistono in diversi paesi della Ue, ma sono solitamente caratterizzati da condizioni più restrittive. L’istituto in commento trova una sua applicazione seppur parziale anche per i soggetti IRPEF (futura IRE), in quanto per le imprese individuali e le società di persone è prevista un’esenzione parziale del 60% (plusvalenze tassabili al 40%), mentre non ha alcuna rilevanza nel possesso di partecipazioni da parte di persone fisiche non imprenditori, che continueranno a pagare l’imposta sostitutiva interamente.

Il regime attuale prevede l’obbligo dell’applicazione di una ritenuta a titolo d’imposta pari al 12,5% sugli utili distribuiti a persone fisiche residenti titolari di partecipazioni non qualificate e sugli utili corrisposti a fondi pensione e a fondi di investimento immobiliare. Il meccanismo presenta l’indubbio vantaggio di non prevedere l’obbligo della dichiarazione dei redditi e quindi di assicurare l’anonimato.
Sotto il profilo dell’incidenza della tassazione, occorre precisare che con il passaggio dal regime dell’imputazione a quello dell’esenzione i dividendi percepiti dalle persone fisiche relativamente alle partecipazioni qualificate concorreranno a formare la base imponibile Ire nel limite del 40% del loro importo. Con aliquote marginali inferiori al 39% le partecipazioni qualificate sono tassate in modo meno gravoso di quelle non qualificate (12,5%).