Origini ideologiche del Principato

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Descrizione

Il 19 agosto del 14 d.C. sarebbe morto a Nola, in Campania, Ottaviano Augusto. L’intera Italia lo avrebbe pianto come il salvatore dalle guerre civili, il restauratore della pace e della Repubblica romana. Egli si vantava delle sue res gestae, un elenco di azioni e imprese compiute dall’imperatore stesso durante il suo principato, redatte da lui stesso e portate a termine qualche mese prima della sua morte; sarebbero state incise su tavole di bronzo e poste di fronte al suo mausoleo nel Campo Marzio.

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Testo completo

Il 19 agosto del 14 d.C. sarebbe morto a Nola, in Campania, Ottaviano Augusto. L’intera Italia lo avrebbe pianto come il salvatore dalle guerre civili, il restauratore della pace e della Repubblica romana. Egli si vantava delle sue res gestae, un elenco di azioni e imprese compiute dall’imperatore stesso durante il suo principato, redatte da lui stesso e portate a termine qualche mese prima della sua morte; sarebbero state incise su tavole di bronzo e poste di fronte al suo mausoleo nel Campo Marzio.
A Roma i senatori fecero a gara per proporre gli onori da accordargli, e ci fu anche qualcuno che propose di denominare tutto il periodo del suo regno come «il secolo di Augusto». Roma si era riconosciuta sia in Ottavio che nel regime dal lui instaurato, che le aveva fatto prendere coscienza della missione che le era stata affidata dalla Provvidenza, cioè quella di sottomettere i vari popoli per disciplinare la pace.
Non si trattò di una «nascita», quanto più di un «lento affiorare» di caratteristiche e situazioni che hanno poi portato alla formazione del Principato, che infatti non è stato creato ex nihilo, né attraverso piani prestabiliti.
All'origine del principato ci sono:
- un Modello Ellenistico: nel bacino orientale del Mediterraneo Roma aveva incontrato le monarchie nate dal regno di Alessandro Magno; i loro abitanti erano convinti della necessità che un sovrano assoluto governasse la loro terra, e piano piano anche i cittadini romani si abituarono all’idea di monarchia, un’idea tutto sommato «moderna». E poi, gli imperatores rimanevano affascinati dalla figura di Alessandro Magno: per esempio, Augusto, quando fu condotto ad Alessandria espose pubblicamente la salma del grande re deponendo su di essa una corona d’oro e fiori in segno di venerazione. Quando invece gli fu chiesto se avesse voluto vedere anche la tomba dei Tolomei, egli rispose che «aveva voluto vedere un re, non dei morti». Fu inoltre sul modello della tomba di Alessandro che poi Augusto, al suo ritorno a Roma, intraprese la costruzione del suo mausoleo.
- l'estensione delle conquiste: la Repubblica, che aveva conquistato una grandissima quantità di territori e province, e spesso non aveva saputo amministrarle correttamente, si era dimostrata in questo modo nel complesso abbastanza fragile. L’allargamento geografico dei confini dell’impero territoriale romano esigeva dei cambiamenti nella natura del potere, almeno secondo quanto affermano sia autori antichi che storici moderni. Questi ultimi sono dell’idea che prima o poi le strutture repubblicane si sarebbero dimostrate insufficienti a tenere saldo un potere così immenso come quello che si andava sempre più formando. E come Roma era il centro del potere, così questo potere non poteva che essere concentrato nelle mani di uno solo.
- il discredito delle istituzioni antiche: dalla morte di Cicerone nessuno si infervora più per restaurare seriamente le basi della Repubblica romana, e dopo la quasi totale sparizione dell’antica nobilitas senatoria nessuno, a parte Ottavio, pretende di difendere l’antico valore della libertas.
- l'evoluzione della mentalità: prendendo confidenza con l’idea della monarchia, ci si mette anche in testa che i vincitori devono il loro successo alla loro fortuna, dono degli dei. Questi ultimi vengono pregati anche privatamente per la saluta di un solo imperator, come se la salute dello Stato potesse dipendere da un solo uomo. Inoltre, se un tempo la fortuna di ogni cittadino tutti la dovevano trovare nella vita pubblica, ormai ognuno la cerca al di fuori del Foro, nella pace dei campi o nell’abbandono del suo destino a quello di un comandante militare.
- l'influenza delle correnti filosofiche: l’epicureismo, divenuto ormai diffuso e praticato, presenta di per sé la monarchia come un punto di arrivo, una conquista per l’umanità: per i discepoli di Epicuro, infatti, essa appariva come un regime in cui i cittadini si sono liberati dal peso delle preoccupazioni della vita pubblica e possono così consacrarsi interamente alla vita interiore.