Osteocondrosi della testa femorale

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Descrizione

L'osteocondrosi della testa femorale o morbo di Calvè, è la più frequente e quella che riveste maggior importanza clinica. Interessa entrambi i sessi, con lieve prevalenza per il maschile e colpisce preferibilmente bambini di età compresa tra i 5 e gli 8 anni, non è eccezionale anche prima dei 3-4 anni; può essere mono o bilaterale. Generalmente la testa del femore, a volte anche nei casi trattati, si appiattisce e si slarga perdendo la sua congruenza con l'acetabolo; in conseguenza, nel tempo, si manifestano ulteriori degenerazioni artrosiche che, in età adulta, saranno causa di deficit funzionali più gravi.

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L'osteocondrosi della testa femorale o morbo di Calvè, è la più frequente e quella che riveste maggior importanza clinica. Interessa entrambi i sessi, con lieve prevalenza per il maschile e colpisce preferibilmente bambini di età compresa tra i 5 e gli 8 anni, non è eccezionale anche prima dei 3-4 anni; può essere mono o bilaterale.
Generalmente la testa del femore, a volte anche nei casi trattati, si appiattisce e si slarga perdendo la sua congruenza con l'acetabolo; in conseguenza, nel tempo, si manifestano ulteriori degenerazioni artrosiche che, in età adulta, saranno causa di deficit funzionali più gravi.
La malattia esordisce con dolori saltuari all'anca interessata che intervengono dopo fatica; successivamente si può avere zoppia e limitazione della funzione articolare.
L'esame clinico, in questa fase della malattia, mette in evidenza raramente una tumefazione inguinale, mentre la pressione sull'inguine suscita dolore; dolorabilità si manifesta anche per i movimenti attivi e passivi dell'articolazione, specie per l'abduzione e la intrarotazione che per prime subiscono una limitazione funzionale.
Se la malattia non viene curata opportunamente o viene trascurata, la limitazione della funzione si aggrava, e l'arto può restare leggermente più corto del controlaterale, per la deformazione della testa femorale.
L'esame radiografico è caratteristico nelle diverse fasi della evoluzione della malattia. Nella fase iniziale l'aspetto radiologico può essere negativo, non mostrando alcun segno di alterazione scheletrica; alterazioni necrotiche possono però essere messe in evidenza dalla Risonanza Magnetica Nucleare. Successivamente il nucleo di ossificazione diventa radiograficamente più denso (fase della metallizzazione) e tende ad appiattirsi. Dopo 3-6 mesi dall'inizio della fase di metallizzazione, l'immagine del nucleo perde la sua compattezza e tende a frammentarsi; questo aspetto radiografico corrisponde alle fasi anatomopatologiche di riassorbimento osseo e di rigenerazione osteoblastica (fase del nucleo tigrato); dopo circa un anno il tessuto osseo ridiventa del tutto normale (fase riparativa) pur permanendo, in alcuni casi, una deformazione della testa femorale, che può restare allargata ed appiattita (coxa plana osteocondrosica).
La terapia del morbo di Calvè ha lo scopo di sottrarre dal carico la testa femorale per evitare la sua deformazione e per favorire la vascolarizzazione, in modo che i processi di riparazione vengano accelerati e portino alla guarigione senza deformazioni.
Solitamente lo scarico dell'articolazione dell'anca si ottiene applicando un tutore che mantenga l'arto in abduzione ed eviti il carico diretto trasferendolo sull'ischio.
Nelle forme più gravi, che non tendono a guarire, possono essere eseguiti interventi di osteotomia intertrocanterica di varizzazione del femore o interventi sul bacino di osteotomia, per aumentare la copertura della testa e, contemporaneamente, migliorare la vascolarizzazione locale.
Questi interventi accelerano i processi riparativi e quindi accorciano i tempi del normale decorso della malattia, favorendo la guarigione senza deformità.