Osteomielite acuta del neonato

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Descrizione

L'osteomielite acuta è assai frequente nei soggetti prematuri sottoposti a manovre cruente in cateterismo dei vasi ombelicali. L'infezione si localizza a livello delle metafisi delle ossa lunghe, procedendo direttamente dal circolo periferico attraverso il dotto di Aranzio; può essere mono o bifocale, a volte generalizzata, facilitata dalle scarse difese immunitarie dei neonati. La malattia, asintomatica e a decorso subdolo, si manifesta clinicamente quando, giunta a livello delle articolazioni, provoca tumefazione e deficit funzionale.

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L'osteomielite acuta è assai frequente nei soggetti prematuri sottoposti a manovre cruente in cateterismo dei vasi ombelicali.
L'infezione si localizza a livello delle metafisi delle ossa lunghe, procedendo direttamente dal circolo periferico attraverso il dotto di Aranzio; può essere mono o bifocale, a volte generalizzata, facilitata dalle scarse difese immunitarie dei neonati.
La malattia, asintomatica e a decorso subdolo, si manifesta clinicamente quando, giunta a livello delle articolazioni, provoca tumefazione e deficit funzionale.
La patologia evolve in genere, con danni irreversibili a carico delle epifisi e delle cartilagini di coniugazione, provocando alterazioni dell'accrescimento metafisario che esitano in deficit di lunghezza e deviazioni assiali dell'osso colpito.
A livello delle epifisi si ha un ritardo di comparso o assenza dei nuclei di ossificazione con conseguente anomalia e deformazione dei capi articolari.
La terapia deve essere immediata e consiste in un trattamento medico antibiotico e un trattamento ortopedico.
Quest'ultimo può essere distinto in tre fasi: immediata, precoce e tardiva.
L'intervento immediato mira a evacuare l'articolazione se è presente un versamento purulento o sieroso; l'artrocentesi è utile anche per limitare l'ischemia da compressione e la possibilità di lussazione e sublussazione che la distensione capsulare può favorire.
In caso di una precoce organizzazione fibrosa del materiale purulento, diventa necessario ricorrere all'artrotomia eventualmente seguita dall'introduzione di un tubo di drenaggio e dalla irrorazione dell'articolazione con antibiotici.
Nel neonato, comunque, la concentrazione del farmaco che può essere raggiunta nella membrana sinoviale e nella metafisi, mediante la somministrazione parenterale, dopo aver evacuato l'articolazione, è in genere sufficiente.
Immobilizzando l'articolazione interessata, tenendo a riposo l'articolazione, si favorisce una buona irrorazione dell'arto e si limita la reazione sinoviale.
Scopo dell'intervento precoce è quello di evitare o limitare le deformità. Alla iniziale immobilizzazione è necessario far seguire la fisiochinesiterapia dell'arto per evitare limitazioni funzionali o atteggiamenti viziati.
I bambini che hanno subito gravi lesioni epifisarie o metafisarie, possono caricare sull'arto leso soltanto quando sia ripristinato il trofismo dell'epifisi sofferente.
Ad esempio, nelle localizzazioni dell'anca sarà opportuno ritardare l'assunzione del carico fino a 18-20 mesi e possibilmente fino alla comparsa del nucleo di ossificazione epifisario. Ancora più tardivo dovrà essere nei casi di constatata osteocondrosi dei nuclei epifisari, per consentire la rivascolarizzazione della testa, e sarà utile servirsi di staffe di scarico (Thomas).
Nei casi di deviazione assiale degli arti è opportuno l'uso di tutori che favoriscano, durante l'accrescimento, una correzione o una più lenta evoluzione delle deformità.
Il trattamento tardivo ha lo scopo di correggere deformità non più suscettibili di correzione spontanea o con metodi incruenti.
Si tratta di una terapia prevalentemente o esclusivamente chirurgica, con interventi sulle parti molli ed interventi sullo scheletro, che vanno dalle tenotomie alle fasciotomie, dalle osteotomie di correzione all'allungamento.