Osteomielite ematogena acuta

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Descrizione

E' una infezione caratteristica dell'infanzia e dell'adolescenza. I germi responsabili sono ancora stafilococchi, streptococchi oltre alla klebsiella, allo pseudomonas, all'hemophilus influentiae. I germi provengono dal torrente ematico e si localizzano inizialmente a livello metadiafisario. Le ossa più frequentemente interessate sono il femore distale, la tibia prossimale e l'omero. La flogosi acuta con tutte le fasi di formazione dell'ascesso inizia a livello del tessuto midollare. Nell'osso si formano aree di riassorbimento per attivazione osteoclastica e di necrosi; il processo infettivo si diffonde quindi, attraverso i canali di Havers e di Wolkmann alle diafisi, mentre la cartilagine metafisaria oppone resistenza all'invasione.

Tipologia

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Testo completo

E' una infezione caratteristica dell'infanzia e dell'adolescenza. I germi responsabili sono ancora stafilococchi, streptococchi oltre alla klebsiella, allo pseudomonas, all'hemophilus influentiae.
I germi provengono dal torrente ematico e si localizzano inizialmente a livello metadiafisario. Le ossa più frequentemente interessate sono il femore distale, la tibia prossimale e l'omero. La flogosi acuta con tutte le fasi di formazione dell'ascesso inizia a livello del tessuto midollare.
Nell'osso si formano aree di riassorbimento per attivazione osteoclastica e di necrosi; il processo infettivo si diffonde quindi, attraverso i canali di Havers e di Wolkmann alle diafisi, mentre la cartilagine metafisaria oppone resistenza all'invasione.
Si estende quindi sotto il periostio che viene scollato e reagisce producendo nuovo osso, mentre la corticale, isolata dalle connessioni vascolari, va progressivamente in necrosi.
L'osso necrotico viene circondato da tessuto di granulazione che lo separa dal circostante osso vivo e forma il "sequestro". Quando questo viene circondato da nuovo osso prodotto dal periostio, si forma la cosiddetta "cassa da morto".
L'ascesso può penetrare attraverso l'osso neoformato ed il periostio ed invadere le parti molli circostanti o, perforando anche il sottocute e la cute, dar luogo alla fistolazione.
Attraverso la fistola fuoriesce il pus, trasportando piccoli o voluminosi frammenti di osso necrotico. A volte, si può avere un'artrite purulenta secondaria se il focolaio settico invade l'articolazione.
La sintomatologia è generalmente acuta, con febbre elevata (40° e più), inizialmente continua e poi remittente, dolore, tumefazione e iperemia cutanea in corrispondenza del focolai settico, con conseguente limitazione funzionale.
Sono inoltre presenti tutti i sintomi e i segni ematochimici di flogosi acuta e talvolta le emoculture risultano positive.
Quando si ha fistolazione e la fuoriuscita del materiale purulento, si passa alla fase subacuta che evolve lentamente verso la guarigione, con l'eliminazione dei sequestri o con il loro riassorbimento.
I segni radiografici sono caratterizzati da più o meno voluminose aree osteolitiche, talvolta separate e talvolta confluenti, circondate da aree di addensamento per la necrosi delle lamine ossee; la reazione periostale è visibile per la presenza di multiple lamelle ossee neoformate che circondano la corticale.
La presenza di sequestri è caratterizzata da più o meno voluminose lamine ossee sclerotiche, circondate da un tessuto radiotrasparente, a sua volta contornato da osso di densità aumentata.
L'accurato studio clinico ed ematologico, l'esame culturale e, nei casi dubbi, la biopsia, consentono di convalidare la diagnosi.
La terapia nella fase acuta può essere soltanto medica, con la somministrazione di antibiotici che, in attesa dell'isolamento del germe, deve essere ad ampio spettro, ed ortopedica, con immobilizzazione in gesso del segmento colpito.
Se vi è un ascesso è bene favorire l'evacuazione mediante incisione delle cute e delle parti sottostanti.
La presenza di un voluminoso sequestro può rendere indispensabile il trattamento chirurgico per la pulizia del focolaio.
L'antibiotico terapia va somministrata per via parenterale a dosi efficaci e per un periodo di tempo prolungato, ovviamente in rapporto alla risposta clinica ottenuta, ma comunque, nella maggior parte dei casi, non inferiore alle 3-4 settimane seguita da un ulteriore e prolungato ciclo di terapia antibiotica per via orale, da eseguire dopo la guarigione clinica e il ritorno alla norma della VES.