Principato di Vespasiano e di suo figlio Tito

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Descrizione

Nato da una famiglia di nobili municipali della Sabina, il padre apparteneva all’ordine equestre, Vespasiano cominciò la carriera come cavaliere. Ebbe una carriera solida più che straordinaria. Svetonio ci dice che non era temibile come uomo, «vista l’oscurità del suo nome e della sua nascita». Modesto, realista e prudente, «imperatore del buon senso», esperto conoscitore dei segreti dell’amministrazione e delle finanze, fu inoltre generale assai valido. Seppe scegliersi bene i propri collaboratori e inquadrare bene la situazione da ristabilire.

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Testo completo

Nato da una famiglia di nobili municipali della Sabina, il padre apparteneva all’ordine equestre, Vespasiano cominciò la carriera come cavaliere. Ebbe una carriera solida più che straordinaria. Svetonio ci dice che non era temibile come uomo, «vista l’oscurità del suo nome e della sua nascita». Modesto, realista e prudente, «imperatore del buon senso», esperto conoscitore dei segreti dell’amministrazione e delle finanze, fu inoltre generale assai valido.
Seppe scegliersi bene i propri collaboratori e inquadrare bene la situazione da ristabilire. Tra chi lo aiutò, anche suo figlio Tito. Regnò dal dicembre 69 al giugno 79 d.C.
Tito, che regnò dal giugno 79 al settembre 81 d.C., fu allevato a corte con Britannico, ai tempi di Claudio. Ricevette un’educazione molto curata, completa, e la sua carriera fu quella di un soldato. Era ambizioso, e manifestò sempre il suo desiderio di succedere al padre, cosa che fece scandalo. Prima di essere imperatore, insomma, Tito non era considerato esattamente come poi sarebbe stato valutato in seguito, ovvero come «l’amore e la delizia del genere umano». Ma anche questa definizione, probabilmente, gli deriva dal fatto che la storiografia senatoria ha voluto far risaltare il suo breve regno rispetto a quello del fratello Domiziano.
È forse per il fatto che Tito esisteva ed aveva anche un fratello che Vespasiano decise di sceglierlo come nuovo imperatore: così, almeno, la successione era garantita, e allo stesso tempo anche la pace.
Dal suo operato con il padre e non solo si comprende il giudizio di Svetonio, che lo definisce «socio e anche tutore dell’Impero»:
- dal 69 Tito è chiamato Cesare e Principe della Gioventù;
- padre e figlio ricoprirono insieme il consolato parecchie volte;
- ricoprì con il padre anche la censura;
- fu associato alla potestà tribunizia e al potere proconsolare del Principe;
- nonostante fosse senatore, fu anche il comandante unico della guardia pretoriana.
Per tutti questi motivi, alla morte di suo padre egli era sicuramente l’uomo migliore per ricoprire il compito di imperatore. Il suo regno, tuttavia, fu alquanto breve: morì nell’81, e la sua dominazione fu abbellita e il ricordo ne fu reso meraviglioso solo a causa del suo successore, il fratello Domiziano. In realtà, infatti, Tito subì il fascino orientaleggiante quasi quanto Nerone, e la sua passione per Berenice ne fu solo un aspetto.