Procedure alternative di ratifica dei trattati internazionali

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Descrizione

Gli Stati nella ratifica possono seguire un procedimento diverso da quello normale. Le procedure alternative possono essere di due tipi: 1.procedure che sfociano comunque nella ratifica, come il procedimento normale. Tra queste sono inquadrabili le numerose variazioni che nella prassi subiscono le fasi dei negoziati e della firma (ad es. per molti trattati, come le convenzioni in materia di lavoro predisposte dall’ILO, molte delle convenzioni promosse dalle Nazioni Unite, dal Consiglio d’Europa, ecc., alla negoziazione diretta si sostituisce la discussione e l’approvazione da parte di un organo, di solito dell’organo assembleare, dell’organizzazione).

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Testo completo

Gli Stati nella ratifica possono seguire un procedimento diverso da quello normale. Le procedure alternative possono essere di due tipi:
1.procedure che sfociano comunque nella ratifica, come il procedimento normale. Tra queste sono inquadrabili le numerose variazioni che nella prassi subiscono le fasi dei negoziati e della firma (ad es. per molti trattati, come le convenzioni in materia di lavoro predisposte dall’ILO, molte delle convenzioni promosse dalle Nazioni Unite, dal Consiglio d’Europa, ecc., alla negoziazione diretta si sostituisce la discussione e l’approvazione da parte di un organo, di solito dell’organo assembleare, dell’organizzazione).
2.Procedure che si caratterizzano per un differente modo di manifestazione della volontà da parte degli Stati. Si pensi agli  accordi in forma semplificata.
L’accordo in f.s. è quello che è concluso per effetto della sola sottoscrizione del testo da parte dei plenipotenziari, e che si ha quando, dal testo stesso o comunque dai comportamenti concludenti delle parti, risulti che le medesime hanno appunto inteso attribuire alla firma il valore di piena e definitiva manifestazione di volontà.
<<Il consenso di uno Stato ad essere vincolato da un trattato è espresso dalla firma del rappresentate di questo Stato
a)quando il trattato prevede che la firma avrà tale effetto;
b)quando è in altro modo stabilito che gli Stati partecipanti ai negoziati abbiano convenuto di attribuire tale effetto alla firma;
c)quando l’intenzione dello Stato di dare tale effetto alla firma risulta dai pieni poteri del suo rappresentante o è stato espresso nel corso della negoziazione>> (art. 12 Conv. di Vienna).
Alla categoria degli accordi in f.s. sono da riportare anche gli scambi di note diplomatiche. Può dirsi anzi che la categoria comprenda tutti gli accordi che in un modo o in un altro vengono stipulati senza ricorrere alla procedura della ratifica, e quindi impegnando direttamente e definitivamente la volontà dello Stato.
Per aversi un accordo in f.s. non è sufficiente che la fase della ratifica sia saltata ma è anche necessario che dal testo dell’accordo o dalle circostanze risulti una sicura volontà di obbligarsi.
La prassi internazionale conosce infatti numerosi casi di intese tra Governi, cui spesso si dà anche il nome di accordi, ma che certamente non hanno natura di veri e propri accordi in senso giuridico, essendo tale natura esclusa da quanto risulta dal testo oppure dalle dichiarazioni di coloro che lo sottoscrivono. Simili intese valgono finchè valgono (intese non giuridiche).
Si pensi all’Atto finale della Conferenza del 1975 sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, nonché agli accordi che, in seno alle successive riunioni della Conferenza e poi dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, sono stati finora conclusi: si tratta di accordi assai importanti dal punto di vista politico, che hanno avuto una funzione determinante nei rapporti tra l’Occidente e i Paesi dell’Est europeo negli ultimi anni, ma che, per il loro tenore e per le dichiarazioni che di solito li accompagnano, non possono considerarsi produttivi di effetti giuridici.
Il caso più chiaro di intesa non giuridica è quella in cui l’accordo tra due o più Stati dichiari espressamente di…”non costituire un accordo internazionale”.