Processo per legis actiones

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Descrizione

La forma più antica delle legis actiones fu abolita nel 17 a.C dalla lex Iulia iudiciorum privatorum. Le legis actiones furono definite così perché furono introdotte per legge tramite gli edicta pretoria e furono create sulla base delle parole usate dalle leggi. La legis actio era una solenne affermazione del proprio diritto, compiuta di regola davanti al magistrato (in iure) e secondo uno schema precostituito: dopo aver effettuato controlli sull’attività delle parti e aver tentato una conciliazione delle parti, la decisione finale della controversia veniva rimessa ad un iudex, scelto dallo stesso giusdicente in una lista di notabili (album iudicum).

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Testo completo

La forma più antica delle legis actiones fu abolita nel 17 a.C dalla lex Iulia iudiciorum privatorum. Le legis actiones furono definite così perché furono introdotte per legge tramite gli edicta pretoria e furono create sulla base delle parole usate dalle leggi. La legis actio era una solenne affermazione del proprio diritto, compiuta di regola davanti al magistrato (in iure) e secondo uno schema precostituito: dopo aver effettuato controlli sull’attività delle parti e aver tentato una conciliazione delle parti, la decisione finale della controversia veniva rimessa ad un iudex, scelto dallo stesso giusdicente in una lista di notabili (album iudicum).
Vi furono 5 legis actiones: legis actio per manus iniectionem; legis actio per pignoris capionem; legis actio sacramenti in rem; legis actio per iudicis arbitrive postulationem e legis actio per condictionem. Le prime due esecutive, le altre dichiarative.
Durante la “fase in iure” era necessario fissare con certezza e precisione i termini della controversia, per questo motivo si richiedeva la presenza delle parti, l’attore aveva il potere di convocare l’avversario davanti al magistrato, ius vocatio, anche con la forza.
Il termine “litis contestatio” determinava l’oggetto del processo ed impegnava le parti alla soluzione della lite mediante la sentenza.
Il termine “confessio in iure” indicava affermazione del diritto da parte del magistrato se il convenuto non si opponeva oppure la pretesa dell’attore appariva evidente.
Durante la “fase apud iudicem”, affidata ad una persona sola o ad un collegio, non era più necessaria la presenza delle due parti e la sentenza veniva emessa a favore di chi era presente.