Quartiere, sobborgo, periferia: le teorie dello sviluppo urbano

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Descrizione

Le suddivisioni interne costituiscono un aspetto importante della città, la quale non è uniforme ed omogenea, ma variamente articolata sia sul piano morfologico che su quello funzionale. L'elemento di base della vita urbana è il quartiere. Ogni quartiere ha una propria fisionomia legata alle linee architettoniche e alla storia, alla funzione che svolge e alla gente che vi abita. Nel mondo asiatico troviamo la compartimentazione per gruppi etnici.

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Le suddivisioni interne costituiscono un aspetto importante della città, la quale non è uniforme ed omogenea, ma variamente articolata sia sul piano morfologico che su quello funzionale.
L'elemento di base della vita urbana è il quartiere. Ogni quartiere ha una propria fisionomia legata alle linee architettoniche e alla storia, alla funzione che svolge e alla gente che vi abita. Nel mondo asiatico troviamo la compartimentazione per gruppi etnici. Oggi nei paesi d'immigrazione le città sono spesso divise secondo la nazionalità d'origine degli abitanti, quando non si tratti di segregazione. Per gli abitanti, il quartiere costituisce la realtà più precisa e più viva.
Il quartiere è un settore all'interno della città; il sobborgo all'inizio ne sta fuori, imperniato su una via d'accesso o sull'opposta sponda di un corso d'acqua. Poi la città, crescendo, lo ingloba e ingloba anche i villaggi suburbani, che entrano a far parte di un'unica agglomerazione, mentre i toponimi sopravvivono come nomi di quartieri.
Tutt'intorno si distende la periferia, una cintura ex rurale strettamente legata alla vita della città e investita dall'espansione edilizia, che avanza mordendo la campagna. La peri feria di quasi tutte le grandi città ha ubbidito ad un ritmo alterno di sviluppo: in un primo momento si sono formati dei raggi d'espansione urbana lungo gli assi stradali divergenti dalle porte; in un secondo tempo si sono inserite comunicazioni trasversali, divenute fattori di urbanizzazione; poi i terreni agricoli intercalari sono stati investiti dall'espansione edilizia dando corpo a un tipo di sviluppo "a macchia d'olio".
l "raggi" costituiscono le punte avanzate della conquista urbana. La loro fisionomia si differenzia a seconda del substrato in cui si inscrivono. Quando aderiscono a direttrici stradali che collegano centri di piccola consistenza, formano dei tentacoli lunghi e sottili in cui le costruzioni moderne si alternano ai vecchi borghi. Se lungo l'asse di sviluppo preesistevano già delle cittadine, queste vengono a costituire degli ingrossamenti, nei quali i nuovi casamenti danno l'impronta dell’urbanizzazione moderna.
Le città non hanno quasi mai una pianta uniforme perché le diverse epoche di crescita han no lasciato ciascuna la propria impronta. La pianta della città è il riassunto della sua storia: vi si può seguire la successione delle diverse tappe, l'alternarsi delle politiche che hanno presieduto all'evoluzione, lo spirito di conservazione ambientale o di speculazione edilizia. Le vecchie città europee manifestano alcune fasi di sviluppo caratteristiche. Di solito si riconosce la successione di tre zone concentriche. All'interno sta il nucleo antico, il "centro storico", delimitato dal perimetro delle mura. Il nucleo storico è circondato da quartieri a impianto regolare, che si sono formati nel secolo scorso con un alternarsi di edifici pubblici e palazzi di abitazione. La terza cerchia, meno compatta, è formata da nuclei staccati e da raggi d'espansione, inframmezzati da aree agricole: una certa specializzazione differenzia i complessi industriali dalle zone residenziali.
La distribuzione delle attività economiche impongono allo spazio urbanizzato certe regole di organizzazione, a cominciare da quella secondo la quale le attività terziarie tendono a localizzarsi nelle città seguendo il principio della centralità.
L'articolazione delle città in zone funzionali (zoning) ha dato luogo a diverse teorie. La teoria delle zone concentriche formulata da Burgess distingue cinque zone principali: il distretto centrale degli affari (Central Business District), il cuore della città; una zona circostante (inner city) formata da case vecchie con uffici commerciali e piccole industrie manifatturiere; più oltre una cintura industriale con abitazioni per la classe operaia; poi una fascia di abitazioni per classi agiate nella zona residenziale periferica e infine un'area di residenze di lusso per i ceti più ricchi che sfuggono all'addensamento delle città e abitano in ville spazieggiate con parchi e giardini.
Attraverso un procedimento analogo, Dickinson ha individuato nell'ambito delle città inglesi la successione di quattro zone concentriche. La zona centrale, che è la più antica, è divenuta la zona degli affari (city) con banche e uffici ma poche abitazioni. La zona intermedia, con edifici vecchi e poco igienici, è stata abbandonata dai ceti abbienti e si è venuta affollando di immigrati e di povera gente. La zona periferica, costruita dopo la prima guerra mondiale, è formata da quartieri residenziali e da nuovi impianti industriali. La frangia esterna ha dimore rade di alto livello, sorte dopo l'ultima guerra mondiale.
Secondo la teoria dello sviluppo a settori, formulata da Hoyt, i canoni di affitto e il livello socio-economico degli abitanti variano da un settore urbano all'altro: l'evoluzione progressiva si attuerebbe in ogni settore per slittamento radiale dal centro alla periferia.
Gli americani Harris e Ullman hanno avanzato la teoria dei nuclei multipli, secondo la quale le città presentano zonizzazioni sia concentriche che a settori e hanno diversi centri o nuclei secondari, che nel loro sviluppo interferiscono con l'espansione del nucleo centrale.
L'espansione delle città moderne è avvenuta sotto la pressione della crescita demografica e la spinta della speculazione immobiliare.