Questione della successione di Augusto

Appunto audio Durata: 4 min 4 sec
Descrizione

L’opera colossale religiosa, politica e amministrativa di Augusto sarebbe stata del tutto effimera se non si fosse assicurata la successione: bisognava dunque trasmettere l’auctoritas e le qualità personali di Augusto. Tuttavia designare apertamente un successore significava ammettere l’esistenza di una monarchia e dare origine ad una dinastia; di contro, non dire nulla significava aprire di nuovo la strada alle guerre civili.

Tipologia

Università

Testo completo

L’opera colossale religiosa, politica e amministrativa di Augusto sarebbe stata del tutto effimera se non si fosse assicurata la successione: bisognava dunque trasmettere l’auctoritas e le qualità personali di Augusto.
Tuttavia designare apertamente un successore significava ammettere l’esistenza di una monarchia e dare origine ad una dinastia; di contro, non dire nulla significava aprire di nuovo la strada alle guerre civili.
Questo dilemma tormentò Augusto, il quale peraltro non aveva figli maschi e non era mai stato invocato nessun principio di successione.
Si orientò allora verso il sistema di associazione del suo successore al suo governo indicando così manifestamente, rispettando però una parvenza di legalità, su chi si indirizzava la sua scelta.
Un matrimonio, insomma, o un’adozione, potevano sottolineare la sua scelta.
Il primo ad essere preso in considerazione fu suo nipote, figlio della sorella Ottavia, Marcus Claudius Marcellus, che fu iniziato alla carriera politica abbastanza velocemente, e fatto sposare alla figlia di Augusto, Giulia. Tuttavia egli morì, e le sue ceneri furono custodite nel mausoleo dello zio in Campo Marzio.
Augusto accelerò allora la carriera del figliastro Tiberio, Titus Claudius Nero, nato lo stesso anno di Marcellus, ma quando quest’ultimo morì, non fu Tiberio ad essere preso in considerazione per il potere, anzi Agrippa, che già era stato promosso correggente del princeps ed era inoltre sposato con la figlia di Augusto, Giulia.
Dal matrimonio tra Agrippa e Giulia nacquero due figli, Gaius Caesar e Lucius Caesar, che furono adottati da Augusto, cosicché potessero succedere e al loro padre adottivo e al loro padre naturale. Agrippa morì.
Tiberio fu allora obbligato da Augusto a lasciare la moglie Vipsania, figlia di Agrippa, per sposare Giulia. Onori e incarichi si accumulano su di lui, ma quando ricevette la potestà tribunizia decise di ritirarsi spontaneamente in esilio per cinque anni a Rodi, dove trascorse una vita da comune privato.
In sprezzo di ogni regola, Gaius Caesar fu designato console per cinque anni e i cavalieri lo proclamarono «Principe della gioventù». Tre anni dopo anche suo fratello Lucius ricevette gli stessi onori. I due fratelli fecero insieme apprendistato al governo, ma morirono ben presto entrambi nella loro prima missione ufficiale.
Restavano allora due persone, in seno alla famiglia imperiale, che avrebbero potuto prendere il posto di Augusto: Tiberio e Agrippa Postumo, figlio di Agrippa e di Giulia. Entrambi furono adottati dall’imperatore, che domandò a sua volta a Tiberio di adottare il figlio di Druso e della sorella Ottavia, dunque suo nipote, Germanico.
Tiberio fu allora investito ancora una volta della potestà tribunizia. Per via del suo carattere, invece, Agrippa Postumo fu ripudiato da Augusto ed esiliato su un’isola. L’ordine successorio, dunque, si faceva più chiaro: prima Tiberio, e poi Germanico.
Nel 13 d.C. Tiberio ricevette i poteri di Augusto, che morirà l’anno successivo, il 14 d.C.