Religione romana arcaica

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Descrizione

Nel calendario liturgico più antico e importante, quello di Anzio, datato tra ii e il i secolo a.C., sono menzionate alcune festività di origine italica e pre-etrusca. L’archeologia invece ci mostra che c’era una zona consacrata allo spazio religioso pubblico, sostituito poi dalla Regia, associato ad un luogo sacro dedicato a Vesta. La persona del re, inoltre, si nota che era associata in modo stretto alla religione.

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Nel calendario liturgico più antico e importante, quello di Anzio, datato tra ii e il i secolo a.C., sono menzionate alcune festività di origine italica e pre-etrusca.
L’archeologia invece ci mostra che c’era una zona consacrata allo spazio religioso pubblico, sostituito poi dalla Regia, associato ad un luogo sacro dedicato a Vesta.
La persona del re, inoltre, si nota che era associata in modo stretto alla religione.
Plinio notava che i primi romani erano più sensibili al mistero della presenza divina. Come altri popoli del mediterraneo credevano all’esistenza di forze misteriose superiori, i numina, e consideravano la Terra (Tellus, Terra Mater) la generatrice di ogni forme di vita ed in lei deponevano i loro defunti.
A questi tempi risale probabilmente un calendario che divide il tempo in dies fasti (consacrati all’azione) e dies nefasti (consacrati alla divinità) per rendere efficace il lavoro dei campi e le battaglie.
Anche gli antichi romani dovettero venerare gli animali, ma non fino al punto che si possa parlare di totemismo. Il capro incarnava il dio Fauno, e in occasione dei Lupercali (14 febbraio) i devoti coperto il ventre con pelle di capro facevano una processione intorno al Palatino.
In Giove Lapis si riconosce la selce che uccide e la pietra del fulmine; in Giove Terminus il cippo di delimitazione.
Si trattava di una religione pratica, naturalistica e terrena. Piano piano, attraverso influssi prima italici, poi etruschi, e poi greci, la religione ebbe modo di mutare.
Sono componenti italiche:
- la corrente indigena-mediterranea dominata dalle divinità telluriche della fecondità, sia femminili che maschili. Quirino si dice dominasse prima i colles sabini del mons chiamato in seguito Quirinale; sul Campidoglio, invece, c’era Saturno, al quale era anticamente consacrata tutta l’Italia, anticamente chiamata, appunto, Saturnia.
- la corrente indoeuropea che ha posto alla testa del mondo divino dell’antica Roma la triade arcaica Giove-Marte-Quirino, il cui culto era collocato sul Quirinale, dove Giove è divinità del cielo luminoso, Marte quella combattente e dei guerrieri, e Quirino dio della pace e della prosperità.
Agli Etruschi si deve invece l’istituzione di un culto pubblico, basato su:
1) la fecondità, verso le greggi, la famiglia e soprattutto la terra, stimolata dai riti dei Pallia, in onore di Pales, divinità pastorale, e dei Lupercalia, in onore di Fauno, divinità pastorale, e i Saturnalia che inaugura il «ciclo cerealicolo»;
2) la vittoria che si ricercava attraverso le danze dei Salii, le corse dei cavalli e la purificazione delle armi e delle trombe di guerra , mentre in ottobre era segnata la chiusura della stagione di guerra attraverso nuovi sacrifici lustrali;
3) la morte, per la quale si celebravano riti in onore dei defunti nel mese di febbraio, che era anche quello delle purificazioni. Per quanto riguarda la religione privata, essa si organizza intorno ai Lari, ai Penati e a Genio.
A partire dal vii-vi secolo sono penetrate a Roma influenze greche, difficilmente distinguibili da quelle etrusche, come il culto di Minerva e dei Dioscuri dal Lazio, e di Cerere dalla Sicilia.
Ci fu inoltre una spiritualizzazione dei riti e del pensiero determinata dal pitagorismo, tanto che la religione romana di quest’epoca risulta assai diversa da quella del vi-v secolo.