Riforma del XII secolo del diritto

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Descrizione

In Europa tra L’XI e il XII secolo si verifica un vero e proprio rinnovamento delle fondamenta della società e della scienza del diritto. Vi è prima di tutto una trasformazione lenta dell’economia europea e benchè in ogni epoca di trasformazione vi sono sempre dei residui del vecchio che vengono incorporati nel uovo sistema in questo period vediamo per ciò che riguarda l’economia, l’estensione delle terre coltivate, quindi anche una nuova ricchezza agraria anche grazie alle nuove tecniche di coltivazione, ed un incremento demografico significativo della popolazione delle città. Vi è inoltre una profonda trasformazione della società e delle sue istituzioni quindi la riforma della Chiesa e degli ordinamenti monastici, la rinascita della città e dei comuni, la formazione delle prime grandi monarchie e la trasformazione dei rapporti feudali.

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In Europa tra L’XI e il XII secolo si verifica un vero e proprio rinnovamento delle fondamenta della società  e della scienza del diritto. Vi è prima di tutto una trasformazione lenta dell’economia europea e benchè in ogni epoca di trasformazione vi sono sempre dei residui del vecchio che vengono incorporati nel uovo sistema in questo period vediamo per ciò che riguarda l’economia, l’estensione delle terre coltivate, quindi anche una nuova ricchezza agraria anche grazie alle nuove tecniche di coltivazione, ed un incremento demografico significativo della popolazione delle città.
Vi è inoltre una profonda trasformazione della società e delle sue istituzioni quindi la riforma della Chiesa e degli ordinamenti monastici, la rinascita della città e dei comuni, la formazione delle prime grandi monarchie e la trasformazione dei rapporti feudali.
Vi è un’innovazione di tutte le scienze grazie al rapporto con gli arabi e con i popoli orientali, vi è l’esigenza di trovare nuovi metodi e nuove regole per i rapporti pubblici e privati, vi è la nascità delle prime università per la formazione di una nuova cultura giuridica e di tecnici altamente specializzati., vi è la teorizzazione  del diritto “civile” o temporale e del diritto canonico che sono universali e comuni, astatuali, superiori e generali rispetto ai diritti particolari, locali e speciali, complessi di norme e di principi applicabili in ogni tipo di ordinamento giuridico.
Ma quali diritti possono essere citati nei processi?
La compilazione del diritto romano elaborata a Bisanzio sotto l’Impero di Giustiniano dalla commissione diretta da Triboniano (527-565)
Selezione tra tutte le opere della giurisprudenza classica e tra rescritti e costituzioni
534 Codice in dodici libri
533 Digesto in 50 libri
Istituzioni
564 Novelle (le costituzioni di Giustiniano pubblicate dopo il 534) rimaste in vigore in oriente fino al 1453 (caduta di Costantinopoli

La nuova scienza del diritto si fonda principalmente sull’evoluzione delle scuole di diritto (la prima è quella di Pavia). Vi è inoltre uno stretto collegamento tra la nascita delle prime università e la ricerca scientifica, ma vi è un collegamento anche con lo studio della prassi del diritto.
In questo periodo il ruolo della ricerca giuridica è alla base della fondazione di sistemi di aggregazione più giusti, eccola allora che viene coniata la frase “la scienza e la conoscenza rendono liberi” che si pone come simbolo del movimento nascente e pone la ricerca scientifica (in ogni campo) come la base su cui costruire un mondo giusto.
 L’università di Bologna è l’unica in cui l’insegnamento non parte dal Corpus Iuris di Giustiniano, viene infatti istituita inizialmente come un gruppo di studio che si ritrova per strada o a casa dei docenti per delle lezioni private di diritto.
Fondata da Wernerius, di cui però non abbiamo moolte notizia (si ritiene fosse un ecclesiastico germanico) e la cui fama è legata all’attività di interpretazione della compilazione giusitinianea. Il Digesto, il Codice e le novelle vennero studiate e analizzate attentamente con grande capacità critica e inoltre lo stesso Wernerius corredò le varie  opere a margine del testo romano trascritto in codici di pergamena, con migliaia di annotazioni (glosse) che chirivano il signifivìcato delle norme, le collegavano ad altre norme e ne discutevano l’applicabilità.
Ecco che si viene a crare il nucleo fondamentale del metodo usato dalla scuola dei glossatori.
Tra i glossatori più importanti troviamo sicuramente Azzone, allievi di Giovanni da Bassiano, che riunì nella Summa Codicis il lavoro di quattro generazioni di glossatori.. La summa sintetizzava l’intero Corpus iuris seguendone lo schema del codice giustinianeao .
Per i glossatori il testo scritto aveva un’importanza fondamentale, essi dovevano trovare nel diritto franco-longobardo principi di organizzazione della società più giusti, il corpus iuris civilis (da questo momento verrà chiamato così) diventa quindi indispensabile per sanare le lacune degli altri diritti e si pone come diritto pienamente vigente, base della nuova società piena di innovazioni politiche, economiche, ecc…
I metodi applicati dai giuristi per lo studio e la comprensione del corpo di leggi di giustiniano sono allora prevalentemente due: il metodo scientifico ed il metodo didattico.
Il metodo didattico si componeva di cinque fasi essenziali:

Leggere il testo dalla cattedra (lectio)
Sintetica chiarificazione del significato letterale
Esame dei passi paralleli del corpus iuris (solutio contrariorum e distinctio = conciliazione di passi contrastanti del corpus iuris: ogni norma è valida perché applicabile a casi differenti)
Proposta di coppie di principi tra loro in opposizione (brocarda)
Il frammento veniva ssunto come spunto per proporre una o più questioni ipotetiche siu casi limite o sui casi concernenti fattispecie alle quali in testo non dava direttamente risposta (quaestiones de facto, quaestiones sabbatinae)

La stessa applicazione del diritto romano come diritto tutto vigente esce dalla prassi e si colloca come fenomeno consuetudinario, non vi è nessuna pubblicazione in cui lo si adotti come diritto vigente e positivo, non è pubblicato con atto ufficiale da nessun legislatore (questo anzi lo rende ancora astatuale), ma inizia ad essere usato nella risoluzione dei casi (nel 1076 per risolvere un processo viene applicato alla lettera un frammento del Corpus iuris civilis  da allora in avanti si ricorre al dritto romano come fonte certa e inopponibile). Si pone così il problema di risolvere le contraddizioni interne che viene risolto esaminando la norma e la sua ratio e non applicando il principio secondo cui la norma più recente abroga quella più vecchia. Si dostingue quindi tra consuetudini a carattere generale e consuetudini a carattere particolare. Si applica quindi il secondo metodo di studio della norma: il metodo scientifico che consiste nell’imterpretazione estensiva o restrittiva della norma ed alcune volte anche nel completo travisamento. Tutto questo per non venir meno al concetto fondamentale condiviso dai giuristi dell’epoca secondo cui la legge è contenuta in un solo libro, privo di contraddizioni .
La base della cultura dei dottori dell’epoca sta nelle arti liberali (logica, retorica) che si erano conservate nei libri di Cicerone, Aristotele, Boezio… e proprio in quei libri si faceva riferimento alla “topica”, un metodo di ragionamento usato nelle arti liberali. La novità principale del periodo è l’assoluta indipendenza del diritto dalle altre arti, il suo divenire una scienza nuova e a sé stante. In quest’ottica quindi quando si tratta di discutere nuovi strumenti per gestire il diritto si utilizzano nuovi metodi, nuovi modus argumendi (analogia, contrario, argomento del genere e della specie..).
L’allievo di Bulgaro, Giovanni da Bassiano, constatando che le consuetudini possono prevalere sulla legge, osserva che ormai i comuni hanno le loro codificazioni, di origine consuetudinarie, e ad esse  si rifanno per tutti i problemi giuridici.
Queste nuove codificazioni erano create dalle assemblee comunali, ma nel diritto ramano non vi era nulla ovviamente che regolasse la costituzione della assemblee comunali, come fare allora? Vi è allora la necessità di rivedere tutto il corpo di leggi dell’impero e disciplinare tutti i nuovi istituti utilizzando i principi del diritto romano.
Azzone, allievo di Giovanni, sintetizza una rielaborazione di tutto il diritto romano, La summa codicis appunto.
Accursio, giurista bolognese, costituisce il momento di sintesi di tutte le metodologie finora applicate e raccoglie nella sua glossa magna tutti i testi romani corredati dei suoi commenti (le glosse appunto).
Partendo quindi dal testo romano si riescono a creare e disciplinare anche nuovi istituti giuridici e a creare nuovo diritto.
Fonti del diritto comune sono infatti la lex romana, la dottrina e la prassi.
Nel risolvere i problemi di normazione concernenti la nascita della corporazioni possiamo notare come il giurista e la sua creatività siano fonti di diritto (dottrina). Le corporazioni sono nuovi istituti giuridici creati per regolamentare e tutelare le attività degli appartenenti ad una stessa categoria professionale e ovviamente non avevano una collocazione all’interno del diritto romano. Il problema era trovare nel diritto romano delle norme applicabili anche ad esse, che le giustifichi, le doti di poteri normativi, giurisdizionali ed esecutivi. Per fare ciò si fa ricorso alla figura, presente nel diritto romano, dei collegia. I collegia erano associazioni private, legittimate a favore di alcune categorie di figure professionali strettamente subordinate alla burocrazia pubblica. Ve ne erano quindi di lecite, riconosciute, ed illecite, non riconosciute. Erano riconosciute solo quelle a vantaggio di alcuni gruppi ben determinati, i cui appartenenti avevano un carico fiscale enorme e quindi per molti versi si collocavano come opposte alle corporazioni.
Ugolino de Presbiteri, allievo di Giovanni, nel 1080trova una soluzione: anche nel diritto romano vi erano associazioni lecite cioè tutte le associazioni di professionisti e a scopo benefico, in aggiunta a queste si possono assimilare le città e i vici. Ecco allora inquadrate le corporazioni.
Snibaldo de Fieschi, meglio conosciuto come papa Innocenzo IV, sempre per ciò che riguarda le corporazioni, disse che bisognava però stare attenti nel distinguere quelle lecite da quelle illecite, bisognava distinguere i collegi personali con carattere volontario, come le corporazioni  e i collegi professionali dai collegi reali e necessari, cioè soprattutto quelli a carattere territoriale come le città, i borghi, i vici,…che trovano la loro necessità di esistere nella realtà territoriale.
Le associazioni professionali e mercantili, se il loro scopo era lecito, non necessitavano di alcuna conferma superiore, non erano sottoposte al controllo dell’autorità del comune o dello stato per costruirsi validamente, erano approbatae ex lege. In questo periodo hanno potere normativo i comuni, l’imperatore, previsto anche dal diritto romano come unico legislatore nel IV secolo mentre prima il diritto romano dava la sovranità al populus nelle sue assemblee e quindi nel Corpus Iuris è previsto la norma con cui il popolo delega al sovrano il suo potere legislativo.
Con l’atto della delega il popolo rinuncia completamente a fare legge? Per fondare il potere del popolo si utilizza un altro frammento del diritto romano “quod omnes tangit ab omnibus abprobatur” ecco allora che il popolo conserva una parte del suo potere e sempre papa Innocenzo IV sarà il primo a parlare di personalità giuridica, cioè soggetti in capo ai quali si possono creare rapporti giuridici.