San Paolo, San Giovanni Evangelista e la filosofia cristiana

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Descrizione

San Paolo inizialmente era un rabbino che perseguitava i cristiani, poi in seguito si è convertito grazie alla visione di Damasco. Ha scritto le Epistole che fanno parte del Nuovo Testamento e grazie a lui abbiamo una prima grande sistemazione della dottrina e dell’organizzazione della Chiesa Cristiana. San Giovanni scrive l’ultimo vangelo (ultima spiegazione teologica), sopravvissuto al martirio e reso cieco, muore nel 67 d.C. a Patmos, un'isola nel Mar Nero, dove ebbe la visione dell’apocalisse a 104 anni. Con lui finisce la “rivelazione” che ha avuto inizio con Abramo.

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Testo completo

San Paolo inizialmente era un rabbino che perseguitava i cristiani, poi in seguito si è convertito grazie alla visione di Damasco. Ha scritto le Epistole che fanno parte del Nuovo Testamento e grazie a lui abbiamo una prima grande sistemazione della dottrina e dell’organizzazione della Chiesa Cristiana. San Giovanni scrive l’ultimo vangelo (ultima spiegazione teologica), sopravvissuto al martirio e reso cieco, muore nel 67 d.C. a Patmos, un'isola nel Mar Nero, dove ebbe la visione dell’apocalisse a 104 anni. Con lui finisce la “rivelazione” che ha avuto inizio con Abramo.
In generale, grazie alle opere di questi due personaggi, ha inizio la prima elaborazione dottrinale del contenuto della “Rivelazione”. In essi vi sono i primi semi della filosofia cristiana. Gesù nel vangelo di Giovanni è il Logos, l’incarnazione del Verbo divino: “In principio era il Logos e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio”. Il Verbo è la Sapienza divina creatrice ed illuminante per amore: il Logos non è di questo mondo ma è “luce del mondo”.
Dio, incarnandosi in Gesù, ha rivelato la Verità agli uomini. Il Logos è la Verità «fatta carne», Dio che si rivela agli uomini. Il Logos è il Mediatore indispensabile tra Dio e l’uomo, principio di tutte le cose. Nelle epistole di San Paolo, la più importante è la Lettera ai Romani, nella quale il Cristianesimo acquista coscienza della sua missione universale e cattolica. Gesù, morendo sulla croce, ha espiato il peccato d’Adamo, con lui è morto il vecchio uomo, quello carnale, con la sua risurrezione è nato il nuovo uomo, quello spirituale: nella morte e nella resurrezione tutta l’umanità è misticamente presente. La rinascita alla vera vita si realizza nella comunità cristiana: la Chiesa è il Corpo di Cristo, di cui i cristiani sono le membra che compiono la propria parte secondo la loro vocazione. L’unità è data dall’amore (agàpe), fondamento della vita cristiana.
La filosofia antica, nonostante Platone e Plotino, che considerano fondamentale il problema dell’anima, resta sempre una cosmologia: la metafisica greca è in generale scienza del mondo fisico, e solo di riflesso, scienza dell’uomo. Il Dio greco, è sempre concepito come un principio cosmologico, come legge del mondo fisico, e non come persona, che, per un atto d’amore infinito, crea dal nulla. Quindi mentre la metafisica antica ha carattere naturalistico, quella cristiana ha carattere antropologico: è metafisica dell’uomo, non del cosmo.
Il pensiero greco è razionalistico e intellettualistico, il pensiero cristiano è spiritualistico: l’uomo è spirito o interiorità e non pura ragione o puro intelletto; spirito unito ad un corpo e perciò è sentire, intellìgere, conoscere e volere. Insufficiente è la concezione greca di Dio, concepito o come limitato ordinatore della materia (Demiurgo), o come impersonale Ragione Universale o come puro Intelletto che pensa se stesso: a Dio tendono tutte le cose ma Lui non ha amore per esse poiché amore è imperfezione, mancanza. Il Dio cristiano, invece, è Padre, creatore del mondo per amore infinito che si spinge fino alla sublimità del sacrificio.
La libera creazione dal nulla esclude la preesistenza della materia. Anche la materia, per il Cristianesimo, è creata da Dio e, come tale, essa non è più, come nel pensiero antico, l’eterno e invincibile principio del male contro di cui l’uomo deve lottare. Per quanto riguarda l’uomo, anch’esso è creato dal nulla, quindi è tremenda possibilità di male, sempre, ma le risorse di cui è dotato e l’aiuto divino hanno ragione sul male: si ha un senso tragico dell’esistenza ma non catastrofico. La nuova concezione di Dio porta ad una nuova concezione dell’uomo: l’uomo è persona, libera attività autocosciente, spirito o interiorità e non anima razionale o intellettiva. Il suo fine supremo è Dio, alla cui visione egli si dispone dandoglisi assolutamente. Egli non può essere subordinato o strumentalizzato ad alcuna finalità mondana. Il fine della vita umana non consiste nella conoscenza del mondo e della legge che lo governa, la sapienza del saggio antico, ma nell’amore per Dio ed il prossimo, charitas che è darsi, impegnarsi, diffondersi, prodigarsi fino al sacrificio; nell’accettazione del dolore, della sofferenza della povertà, della morte, cose non da fuggire, ma da redimere, da servirsene positivamente come espiazione per il riscatto. La vita cristiana non è contemplazione, ma azione, libera opera d’amore. La felicità cristiana è universale, non privilegio di pochi, perché tutti possono credere in Cristo, amarsi ed amare in Lui. Il Cristianesimo ha scoperto l’uomo come creatura da e per Dio, soggetto libero, responsabile e morale la cui legge è l’amore. Questa libertà lo rende però responsabile del peccato o della violazione della legge stessa, che lo priva di Dio, del sommo Bene; il peccato è il sommo male, la mancanza di amore è fonte delle colpe e dei peccati, inficia le virtù, rende noi ingiusti e la volontà schiava del nostro egoismo. Per il pensiero greco origine del male è la materia, ma il male dell’uomo è l’errore, un difetto di conoscenza, un giudizio errato; correggendo l’errore il male scompare. Per il pensiero cristiano, invece, male è il peccato, atto libero della volontà. L’uomo, essendo libero, è soggetto del peccato e responsabile del male stesso. Il male, l’ostacolo, è in noi e non fuori di noi; la volontà è libera quando si libera del fare il male; la libertà è interiore. Il Cristianesimo deriva dalla tradizione ebraica, secondo la quale Iehova, Dio del «popolo eletto», sarebbe risorto per mezzo del Messia e avrebbe dominato il mondo. Ma la predicazione di Cristo s’indirizza a tutti, non solo al popolo ebraico; non predica trionfi o domini terreni di un popolo, ma la morte del vecchio Adamo e il rinnovamento spirituale dell’uomo; non predica un Dio di giustizia e vendetta, ma di amore e misericordia; non fa della morale o della religione una questione di conformità a leggi o precetti esteriori, ma di intenzione.
Dio è sempre presente spiritualmente in qualsiasi comunità; quando lo Spirito Santo è sceso sugli apostoli, comincia la missione della Chiesa, la comunità universale in cui è presente lo Spirito Santo. La Chiesa o «riunione» (έχχλησία) è il «Corpo mistico» di Cristo. Il cristianesimo presentava quindi molti problemi nuovi e originalmente impostati e annunciava una concezione originale. Dell’esistenza rispetto a quella pagana. Bisognava elaborare, attraverso i dati della rivelazione e della filosofia antica, la nuova concezione della vita. Questo intenso, profondo e secolare lavoro di assimilazione e trasportazione del pensiero antico e di scoperta del senso della rivelazione prende il nome di Filosofia Cristiana. In essa si distinguono due grandi periodi:
- Patristica o Filosofia dei Padri della Chiesa, dal I al VII secolo d.C. Questa fase, attraverso i grandi Concilî, fissa la dogmatica, cioè la Chiesa definisce il significato della “Rivelazione”, in modo da non restare vittima di errori o eresie. Il più importante Padre della Chiesa è Sant’Agostino;
- Scolastica o Filosofia delle «Scuole» Cristiane o dei Dottori della Chiesa, dal VII al XIV secolo d.C. Questa fase sistema i concetti della “Rivelazione” e costruisce l’organismo della teologia cattolica. Il più importante Dottore della Chiesa è San Tommaso d’Aquino.
Ambedue costituiscono la linea maestra della filosofia cristiana, che, incomprensibile senza la filosofia soprattutto greca, attraverso i secoli, pur nell’immutabilità dei dogmi, ha rinnovato e approfondito il messaggio di Gesù Cristo.
Infine il Cristianesimo ha dato all’uomo la coscienza di essere più grande dell’universo intero, capace di contenerlo senza esserne contenuto. Gli ha dato il concetto autentico di «spirito» e con esso la capacità di scoprire i senso interiore delle cose, lo ha fatto libero, cioè capace di comprendere che egli non è un “elemento” del reale ma senso di tutta la realtà.
Il Cristianesimo svela la “filosofia omocentrica, Cristocentrica e teocentrica” centrata sull’uomo.
Il mondo greco svela la “filosofia geocentrica o cosmologica” centrata sulla natura.
La filosofia dopo il Cristianesimo non è cognitio rerum ma cognitio hominis. L’uomo non può essere inteso come animale senziente e razionale, ma «spirito» incarnato, animale spirituale.