Seneca e Petronio agli antipodi

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Descrizione

Secondo la versione tacitiana, Petronio passava il giorno dormendo e riservava la notte agli affari e ai piaceri; Seneca aveva parole di fuoco contro chi scambiava la notte per il giorno, egli in questo caso parlava di “antipodi”: “come coloro che vivono dalla parte opposta della terra sperimentano una condizione astronomica opposta alla nostra, così questi sepolti vivi vivono una vita opposta a quella che natura vorrebbe; credono di banchettare ma celebrano il loro funerale; sono vivi ma la loro carne è morta; questa non-vita notturna è madre di tutti i vizi e ha alla radice una coscienza sporca che non può far altro che rifuggire la luce”: con queste parole Seneca si riferiva a uomini come Petronio.

Tipologia

Superiori

Testo completo

Secondo la versione tacitiana, Petronio passava il giorno dormendo e riservava la notte agli affari e ai piaceri; Seneca aveva parole di fuoco contro chi scambiava la notte per il giorno, egli in questo caso parlava di “antipodi”: “come coloro che vivono dalla parte opposta della terra sperimentano una condizione astronomica opposta alla nostra, così questi sepolti vivi vivono una vita opposta a quella che natura vorrebbe; credono di banchettare ma celebrano il loro funerale; sono vivi ma la loro carne è morta; questa non-vita notturna è madre di tutti i vizi e ha alla radice una coscienza sporca che non può far altro che rifuggire la luce”: con queste parole Seneca si riferiva a uomini come Petronio.
Il Satyricon tratta, se pur con somma ironia, di tutti quei vizi e comportamenti contrari alla  natura che le Epistulae morales condannano. Seneca difende la fedeltà coniugale, condanna il lusso e l’ostentazione, ha orrore dei giochi gladiatori ed è convinto che spettacoli come il mimo rendano l’uomo più avido e ambizioso, disprezza i cacciatori di eredità, deride gli effeminati, giudica inutile l’astrologia, vede nell’attaccamento al denaro la ragione principale della decadenza attuale, chiama “felicità mascherata” quella di chi vive solo di ostentazione e di apparenze, contrappone la modesta stanza da bagno del grande Scipione l’Africano al lusso smodato dei bagni dei liberti, una classe sociale in continua e preoccupante ascesa politica ed economica.
Non è da escludere che dietro la figura di Trimalchione vi fosse Nerone stesso, con le sue manie letterarie, la passione per il teatro e la teatralità, la fissazione per l’astronomia, la compiaciuta ostentazione, ma è più probabile che la critica all’imperatore sia più nascosta, diluita tra i vari personaggi: Nerone poeta ed attore tragico fa pensare ad Eumolpo che canta la Caduta di Troia.
Il Satyricon è nutrito di idee senecane, ma ribaltate: tutto ciò che Seneca disprezza, diventa comportamento normale e istintivo dei personaggi del romanzo. Seneca raccomanda di evitare luoghi di perdizione come gli stabilimenti balneari: i personaggi petroniani ne sono attratti in maniera irresistibile. Spesso i personaggi parlano utilizzando concetti di Seneca, ma si tratta di performance enfatiche che non implicano alcun ravvedimento, ma solo un momentaneo e ironico contatto con quel mondo di valori che si sa che esistono ma dai quali si fugge.
Seneca ride dei finti funerali, e riderebbe ancor più di Trimalchione che ha un orologio ad acqua con a fianco un trombettiere che gli fa sapere via via quanto ha perso di vita; che durante il banchetto fa comparire uno scheletro; che progetta una tomba faraonica per continuare a vivere anche dopo morto, al centro della quale vi è un altro orologio che costringe chi lo guarda, per sapere l’ora, a leggere il suo nome; che ha saputo da un astrologo quanti anni, mesi e giorni gli restano da vivere; e alla fine fa le prove del suo funerale. Anche Petronio ride del suo personaggio che non è totalmente negativo, non privo di una certa grandezza: nel mimo della vita recita in modo così divertente da farsi perdonare. Le trovate di Trimalchione durante il banchetto sono un esorcismo contro il tempo: al tempo nessuno può fuggire, nemmeno lo stoico senecano, l’uomo è in balia del tempo e non c’è scampo da nessuna parte.
Anche la concezione dello spazio è senza scampo: Eumolpo e i suoi compagni finiscono costantemente in qualche trappola, riescono ogni volta a fuggirne ma per ricadere in qualche altra trappola. La struttura del romanzo intreccia ad un andamento lineare progressivo, un andamento circolare che riporta periodicamente sulla strada di Encolpio personaggi già incontrati e lasciati in una sorta di ritorno indietro nel tempo, che assomiglia all’inutile andirivieni di un labirinto. L’immagine del labirinto descrive l’apparente inutilità del continuo ritrovarsi in luoghi chiusi di Encolpio e del suo continuo evadere. Non sappiamo se questo viaggio approdasse (come Ulisse ad Itaca) a qualcosa di sensato, alla scoperta di una verità: è probabile che approdasse ad una verità per ridere: questa rassegna di vizi e tipi umani non può essere completamente inutile e insensata.