Severo Alessandro

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Descrizione

Regnò dal 222 al 235 d.C. Tanto le fonti antiche denigrarono Elagabalo, quanto incensarono invece Alessandro, nuovo imperatore, al quale furono attribuite le più svariate qualità. Solo Erodiano espresse alcune riserve nei riguardi di quel 15enne, che prese le redini dell’impero. Era lettore di Platone e di Cicerone, era docile e amabile, era pusillanime, debole, codardo e privo di autorità. In ogni caso non fu lui a prendere il potere, quanto invece la madre Giulia Mamea e la nonna Giulia Mesa, che poi lasciò sola la prima quando morì.

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Testo completo

Regnò dal 222 al 235 d.C.  Tanto le fonti antiche denigrarono Elagabalo, quanto incensarono invece Alessandro, nuovo imperatore, al quale furono attribuite le più svariate qualità.
Solo Erodiano espresse alcune riserve nei riguardi di quel 15enne, che prese le redini dell’impero. Era lettore di Platone e di Cicerone, era docile e amabile, era pusillanime, debole, codardo e privo di autorità. In ogni caso non fu lui a prendere il potere, quanto invece la madre Giulia Mamea e la nonna Giulia Mesa, che poi lasciò sola la prima quando morì.
Il nuovo imperatore si preannunciava come continuatore della dinastia dei Severi, e assunse su di sé il cognomen Severus.
Il suo regno:
- dal punto di vista morale i costumi ritornarono alla sobria semplicità dei regni prima di Elagabalo. Le promozioni scandalose vennero annullate, revocate, ma numerosi altri personaggi dell’entourage di Elagabalo rimasero in carica.
Intorno alle principesse siriache tornarono i giuristi, ed è verosimilmente che si deve a loro una politica umanitaria: limitazione dei processi di lesa maestà; miglioramento della situazione degli schiavi; rinascita delle istituzioni alimentari.
- la reazione senatoria. Secondo l’Historia Augusta, Severo Alessandro avrebbe ridato potere politico al Senato. Per molto tempo questa informazioni è stata ritenuta possibile, ma oggi è ricordato solo un episodio in questo senso, e cioè l’istituzione nel 222 di un Consiglio di Reggenza composto di 16 senatori. Ma per il resto, nella tradizione severiana si riscontrano soprattutto riforme che rafforzavano il potere dell’ordine equestre: alla testa delle province imperiali, al posto dei senatori, furono nominati dei cavalieri.
- dal punto di vista religioso, tutti gli emblemi che Elagabalo aveva introdotto intorno al betilo furono rimandati indietro. Gli dei dell’Urbe riacquistarono la loro importanza e Giove Vendicatore si insidiò al posto del tempio consacrato ad Elagabalo.
È certo che Giulia Mesa incontrò cristiani di primo piano, e che Ippolito di Roma, sacerdote, le dedicò un trattato sulla resurrezione. Al posto dell’enoteismo di Elagabalo si profilò allora una sorta di sincretismo religioso.
- nella politica estera apparvero nuove minacce: in Oriente i Persiani Sassanidi travolsero i Parti per cercare di ristabilire un grande impero persiano nei suoi antichi confini. Essi si appoggiavano, da fanatici, ad un libro sacro tramite il quale volevano imporre la religione di Zoroastro, esclusiva e intollerante. Alla loro testa stava un principe di grande valore, Artaserse, che aveva preso il potere in Persia e da allora si sforzava di ricostruire l’antico impero achemenide.
I Persiani invasero la Mesopotamia, lanciando attacchi nelle province di Siria e in Cappadocia. L’imperatore aveva il dovere di intervenire, ma lo fece a malincuore, dopo aver cercato di negoziare. Severo Alessandro si trovò così ad Antiochia con una forza di spedizione divisa in tre parti: una a nord, l’altra a sud, e nella parte centrale dell’esercito comandava l’imperatore stesso.
Solo l’esercito a nord riuscì a portare a compimento la sua missione, anche se il trionfo fu comunque difficile. Gli altri due, invece, ripiegarono. La propaganda imperiale, però, riportò il fatto come se ci fosse stata una seria vittoria.
Quando l’imperatore stava preparando una nuova spedizione contro i Persiani, venne a sapere che i Germani avevano superato Reno e Danubio e che avevano assalito alcuni campi. Curiosamente Artaserse non ne approfittò; Severo Alessandro raggiunse Roma e partì poi per la Germania.
Iniziano allora le operazioni contro gli Alamanni. Furono riportati inizialmente piccoli successi, ma l’imperatore tergiversò e rifiutò di lanciare una grande spedizione.
Disorientati, i soldati si ammutinarono sotto il comando di un trace, Massimino. L’imperatore non reagì, lasciandosi allora uccidere nella sua tenda dai ribelli. Anche sua madre Giulia Mamea e i loro partigiani furono massacrati.
Finiva così il regno dei Severi, quelli africani e quelli siriaci.