Sonetto del Canzoniere di Petrarca

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Descrizione

Se dalla riva ombreggiata e in fiore di un ruscello si ode il canto lamentoso, simile ad un pianto, degli uccelli, o si vedono le verdi fronde degli alberi muoversi soavemente alla brezza estiva, o si sente lo smorzato mormorio sommesso delle acque trasparenti del ruscello, dove io eventualmente stia seduto pensando e scrivendo delle mie pene d'amore; ma io vedo, sento e percepisco che colei che il cielo permise a noi uomini di ammirare, ora è a noi nascosta dalla terra sotto la quale è sepolta, è ancora viva, e dal Paradiso risponde così ai miei sospiri ancora incentrati sul mio amore per lei: "Beh, perché ti struggi di dolore prima ancora che sia giunto per te il tempo di morire?" e mi dice con pietà "A quale scopo continui a versare un così affranto fiume di lacrime dai tuoi occhi tristi? Non piangere per me, perché la mia vita, con la mia morte terrena, è diventata eterna, e quando chiudendo gli occhi, sembrò che io morissi, cominciò invece così per me la nuova e vera vita nella l

Tipologia

Superiori

Testo completo

Parafrasi e spiegazione del sonetto “se lamentar d’augelli o verdi fronde”
dal Canzoniere di Francesco Petrarca

Se dalla riva ombreggiata e in fiore di un ruscello
si ode il canto lamentoso, simile ad un pianto, degli uccelli, o si vedono le verdi fronde degli alberi
muoversi soavemente alla brezza estiva,
o si sente lo smorzato mormorio sommesso delle acque trasparenti del ruscello,
dove io eventualmente stia seduto pensando e scrivendo delle mie pene d'amore;
ma io vedo, sento e percepisco che colei che il cielo permise a noi uomini di ammirare, ora è a noi nascosta dalla terra sotto la quale è sepolta, è ancora viva,
e dal Paradiso risponde così ai miei sospiri ancora incentrati sul mio amore per lei:
"Beh, perché ti struggi di dolore prima ancora che sia giunto per te il tempo di morire?"
e mi dice con pietà "A quale scopo continui a versare un così affranto fiume di lacrime dai tuoi occhi tristi?
Non piangere per me, perché la mia vita, con la mia morte terrena,
è diventata eterna,
e quando chiudendo gli occhi, sembrò che io morissi, cominciò invece così per me la nuova e vera vita
nella luce della Grazia divina
   
In questo sonetto Laura,pur essendo ormai morta,è la figura femminile centrale.
Nella seconda parte della composizione ella si rivolge a Petrarca, dalle sue parole emerge il cambiamento che dopo la morte l’ ha coinvolta: infatti Laura si dimostra benevola con il poeta incitandolo a superare il dolore per la sua perdita.
Petrarca facendo rivivere la donna amata sotto forma di fantasma interiore ne esalta le qualità positive grazie alle quali lui stesso è condotto verso la salvezza.
Laura è caratterizzata da un legame d’identità con gli elementi della natura che pur appartenendo ad un paesaggio primaverile per certi aspetti ne incrinano la serenità (il canto degli uccelli è un “ lamentar”, il fruscio delle onde è “roco”); ciò è dovuto al fatto che la donna sia ormai morta.Il paesaggio è manifestazione dell’interiorità del poeta, l’Io di Petrarca è, infatti, il vero protagonista di questo sonetto così come di tutte le sue opere.
La natura fa sì che Laura riaffiori nella memoria ma ella è morta e la concezione d’amore di Petrarca è cambiata abbandonando del tutto i risvolti terreni per una sacralizzazione del sentimento amoroso.