Terapia chirurgica della scoliosi

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Descrizione

La terapia Chirurgica è sempre preceduta da un adeguato trattamento incruento mediante applicazione di corsetti ortopedici o gessati in modo da ridurre adeguatamente la scoliosi; per una ulteriore correzione intraoperatoria si utilizzano strumenti di vario genere; tra questi si ricorda la tecnica di Harrington e quella di Cotrel-Debousset, ma numerose altre metodiche vengono impiegate. La metodica più antica è quella di Risser, in cui la correzione viene dapprima ottenuta con una o più tappe in gesso e quindi si stabilizza la colonna con la sola artrodesi posteriore. Questa metodica permette di ottenere buoni risultati ma a costo di notevoli sacrifici rappresentati dal prolungato uso di corsetti gessati pre e postoperatori.

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La terapia Chirurgica è sempre preceduta da un adeguato trattamento incruento mediante applicazione di corsetti ortopedici o gessati in modo da ridurre adeguatamente la scoliosi; per una ulteriore correzione intraoperatoria si utilizzano strumenti di vario genere; tra questi si ricorda la tecnica di Harrington e quella di Cotrel-Debousset, ma numerose altre metodiche vengono impiegate.
La metodica più antica è quella di Risser, in cui la correzione viene dapprima ottenuta con una o più tappe in gesso e quindi si stabilizza la colonna con la sola artrodesi posteriore.
Questa metodica permette di ottenere buoni risultati ma a costo di notevoli sacrifici rappresentati dal prolungato uso di corsetti gessati pre e postoperatori.
In tutti gli interventi chirurgici la stabilizzazione viene effettuata mediante una artrodesi vertebrale con l'ausilio di trapianti ossei autoplastici nelle docce paravertebrali decorticate. Spesso si esegue una resezione costale a livello del gibbo con lo scopo di migliorare l'aspetto estetico ed ottenere osso autoplastico per l'artrodesi.
Un corsetto gessato postoperatorio deve essere portato per tempi variabili, in rapporto all'intervento.
Luque ha recentemente introdotto un nuovo metodo di strumentazione posteriore che sembra garantire una fissazione interna stabile, che consente di lasciare libero il paziente e permette la ripresa della sua normale attività sin dalle prime settimane dopo l'intervento. Questa metodica non è indicata nelle curve molto rigide in quanto non è possibile esercitare forze di distrazione. E' invece d’elezione nelle deformità vertebrali d’origine neuro-muscolare.
Nelle scoliosi congenite il potenziale evolutivo dipende, in gran parte, dal tipo di malformazioni già presenti alla nascita, dal numero di vertebre interessate e dalla loro collocazione nel rachide. Un tipo di deformità che presenta un grado elevato di evoluzione è la barra non segmentata con emivertebra controlaterale; in questo caso infatti i nuclei di accrescimento sono presenti solo sul lato della convessità della curva ma, mancando sul lato opposto, determinano una crescita asimmetrica tanto più grave quanto maggiore è l'estensione della malformazione.
La terapia delle scoliosi congenite prevede un costante follow-up clinico e radiologico del paziente per controllare l'evoluzione della curva, pronti ad un intervento chirurgico qualora i valori angolari raggiungano i livelli di "guardia". Infatti questa patologia può essere affrontata con interventi "limitati" se eseguiti nei tempi corretti ma, se lasciata evolvere, diventa un arduo problema terapeutico.
Vale quindi il principio che, pur senza eccedere nell'interventismo, è meglio intervenire quando la deformità è minore. L'intervento di elezione è l'artrodesi posteriore, che deve interessare tutto il segmento vertebrale in cui sono presenti le anomalie congenite. Si devono distruggere i nuclei di accrescimento asimmetrici e gli innesti di osso devono essere molto abbondanti per assicurare la necessaria stabilità dell'artrodesi.
L'età del paziente è sempre un fattore da tenere in grande considerazione: infatti l'evolutività della curva scoliotica raggiunge il picco massimo tra il pubarca ed il menarca (che nei maschi corrisponde a Risser +2) e tende quindi a scemare, fino stabilizzarsi a maturazione scheletrica avvenuta (Risser 5+). Pertanto una scoliosi di media entità avrà una prognosi diversa ed una terapia diversa a seconda dell'età del paziente. Nelle scoliosi osservate in pazienti di 6-8 anni si deve iniziare subito il trattamento ortopedico mirante a correggere e prevenire l'evoluzione della curva, mentre a 12-14 anni il programma terapeutico viene valutato singolarmente oltre che in funzione dei reperti clinico-radiografici anche in base a considerazioni di ordine estetico, in quanto il potenziale evolutivo è quasi esaurito.