Tiberio

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Descrizione

La storiografia senatoria ce lo presenta come un cattivo principe, alle volte un tiranno, che avrebbe dato al Principato una forma autocratica. Numerosi studi hanno ridimensionato queste considerazioni. In tutti i campi, prima di salire al potere, egli ha già dimostrato il suo valore. È uno degli uomini più adatti per prendere il posto di Augusto; in più è colto, un buon oratore, un fine ellenista, appassionato di astrologia, e non manca di intelligenza come di carattere. Paradossalmente, nonostante fosse repubblicano di convinzione, ligio al dovere civile, non suscitò molta simpatia nei confronti del Senato, ma anche verso il popolo.

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Testo completo

La storiografia senatoria ce lo presenta come un cattivo principe, alle volte un tiranno, che avrebbe dato al Principato una forma autocratica.
Numerosi studi hanno ridimensionato queste considerazioni.
In tutti i campi, prima di salire al potere, egli ha già dimostrato il suo valore. È uno degli uomini più adatti per prendere il posto di Augusto; in più è colto, un buon oratore, un fine ellenista, appassionato di astrologia, e non manca di intelligenza come di carattere.
Paradossalmente, nonostante fosse repubblicano di convinzione, ligio al dovere civile, non suscitò molta simpatia nei confronti del Senato, ma anche verso il popolo.
Timido, maldestro, ferito dall’essere stato l’eterno secondo alla successione, insofferente agli obblighi della vita pubblica che la sua funzione comportava, divenne misantropo, brusco e sospettoso.
Il testamento di Augusto lasciava in eredità a Tiberio e a Livia, sua moglie, tutto quanto; Agrippa Postumo, a quel punto, fu messo a morte. Il Senato, il popolo romano e i magistrati e l’esercito prestarono fedeltà al nuovo imperatore che, a imitazione di Augusto, rimise tutti i suoi poteri all’assemblea per poi riottenerli immediatamente da essa.
Dopo l’investitura fu votata una lex de imperio, che diventerà sempre più una formalità all’inizio di ogni regno.
Nei primi mesi di governo furono segnalate una rivolta sul Reno e una sul Danubio, ma Tiberio ne venne facilmente a capo. Si possono, da questo punto in poi, distinguere tre fasi  del suo regno:
- Dal 15 al 23 d.C.: si instaura un regime piuttosto «liberale». Non mancano le difficoltà, in Africa come in Gallia si riscontrarono alcune rivolte. Venne condotta una spedizione in Germania da Germanico, suo figlio adottivo. Si riscontrarono difficoltà familiari sia per il carattere di Livia sia per le rivalità tra Tiberio e Germanico. Quando quest’ultimo morì nel 19 l’opinione pubblica sospettò che una persona vicina a Tiberio lo avesse avvelenato per riservare la successione a suo figlio Druso, ma anche quest’ultimo morì, e l’imperatore ne rimase alquanto addolorato.
- Dal 23 al 31 d.C.: Questo periodo è dominato dalla personalità di Seiano, che divenne il personaggio più importante del regime dopo Tiberio; la morte del figlio dell’imperatore gli fece probabilmente sperare di essere nominato come suo successore, tanto più che Seiano chiese di sposare la vedova di Druso, ma l’imperatore glielo impedì. Per essere poi ancora più libero a Roma con molta probabilità consigliò all’imperatore di ritirarsi in Campania. Tiberio si rinchiuse in una villa a Capri, da dove non si allontanò mai più.
Nel 30 Tiberio e Seiano vennero designati consoli per l’anno successivo. Non sappiamo con certezza se Tiberio cercò di prevenire le ambizioni di Seiano, o se tentasse di contrastare la sua figura, legata a gruppi che contrastavano le truppe di Germanico, tuttavia accadde che Seiano fu arrestato e giustiziato, e i suoi partigiani e i suoi figli messi a morte.
- Dal 31 al 37 d.C.: Tiberio continuò a governare da Capri con la stessa attenzione maniacale. Suscitò dei processi di lesa maestà che permettevano di far giudicare dal Senato i sospetti, magari facendo confiscare i loro beni, punirli con la morte o con l’esilio.
Arrestò, prima di morire per malattia, una nuova crisi finanziaria. Nel 37, deceduto, non si sapeva chi lo avrebbe sostituito, poiché non aveva preparato un successore. Esitava tra suo nipote e suo pronipote, figlio del figlio di suo fratello, Gaius Iulius Caesar, soprannominato Caligola.
Secondo una diceria sarebbe stato quest’ultimo ad aver dato il colpo di grazia all’imperatore morente.