Trasformazioni sociali e ascesa dei provinciali sotto i Flavii

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Descrizione

L'epoca dei Flavii è stata caratterizzata dai seguenti aspetti: - declino dell’aristocrazia senatoria, legata ai Giulio-Claudii, con il suo luxus e le sue folli pretese; - sparizione quasi completa delle antiche famiglie dell’epoca repubblicana; - crescita lenta e continua dei cavalieri; - calo dell’influenza dei liberti. Tutti questi fenomeni furono assai importanti, ma limitati, se li si confronta con l’avanzata dei provinciali che – sotto i Flavii – apparvero per la prima volta.

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Testo completo

L'epoca dei Flavii è stata caratterizzata dai seguenti aspetti:
- declino dell’aristocrazia senatoria, legata ai Giulio-Claudii, con il suo luxus e le sue folli pretese;
- sparizione quasi completa delle antiche famiglie dell’epoca repubblicana;
- crescita lenta e continua dei cavalieri;
- calo dell’influenza dei liberti.
Tutti questi fenomeni furono assai importanti, ma limitati, se li si confronta con l’avanzata dei provinciali che – sotto i Flavii – apparvero per la prima volta. La loro crescita è stata causata dalla pace e dalla nuova amministrazione, ma anche da ragioni politiche e storiche, perché dopo Anzio era stata favorita soprattutto la parte occidentale dell’impero.
I provinciali in campo politico: la quota dei provinciali in Senato aumentò sensibilmente per arrivare, sotto Domiziano, a quasi un terzo dell’assemblea. E di questi provinciali conosciuti, di cui la maggioranza era originaria della penisola iberica o della Narbonense, più di un terzo erano di origine orientale.
I provinciali in campo militare: a partire da Vespasiano, al di fuori dei centurioni, non si trovavano più molti soldati originari della penisola nelle legioni, senza che fosse avvenuta alcuna decisione del potere. Aumentò dunque il numero dei non-Italici, che provenivano soprattutto dalle province senatorie, che erano più ricche e romanizzate.
I provinciali in campo economico: l’Italia aveva già da tempo perduto la sua predominanza economica, e di questo declino si era messo in evidenza l’abbandono di città come Pompei, Ercolano e Stabia a causa dell’eruzione del Vesuvio del 79. Questo declino sembrò accentuato in conseguenza del dinamismo delle province, soprattutto occidentali. A questo proposito si possono citare gli scambi di vino tra la Gallia e l’Italia, che in questo periodo era caratteristico. Le prime attestazioni di vino gallico importato in Italia datano alla prima metà del i secolo d.C., prima invece l'Italia esportava. In un secondo tempo il circuito si invertì, e la Gallia esportò durante il periodo dei Flavii.
I provinciali in campo religioso: a Roma avevano successo alcuni culti che derivavano dall’Oriente, ma questa adozione dei culti orientali da parte della capitale non è stata caratteristica dell’epoca Flavia. Tuttavia questo non impedì che sotto i Flavii la spinta dei culti orientali fu sensibile: i Principi non dimenticavano, per esempio, che cosa dovevano agli dei del Nilo, e nella Domus Flavia sul Palatino era stata installata una cappella dei culti egiziani. Nella famiglia imperiale, inoltre, ci furono casi di alcuni convertiti al giudaismo, ma anche al cristianesimo, segnalati e perseguitati da Domiziano.
I provinciali nella vita intellettuale: le Spagne erano rappresentate da Columella, Quintiliano e Marziale; la Grecia da Plutarco; la Frigia da Epitteto; la Narbonense da Tacito.
L’unica cosa che mancava ai provinciali era il potere supremo, che avrebbero ottenuto solo nel secolo successivo.