Urbanesimo e concentrazioni urbane

Appunto audio Durata: 7 min 52 sec
Descrizione

Il processo di urbanizzazione ha assunto nel nostro secolo una straordinaria rapidità con l'allargamento delle periferie cittadine e la formazione di aggregati peri-urbani. L'urbanesimo dei paesi industriali è fomentato dagli squilibri economici tra l'ambiente rurale e le città più progredite e più dinamiche. Lo sviluppo industriale ha richiamato manodopera offrendo nuovi posti di lavoro nelle fabbriche e nelle attività collaterali, commercio e servizi. Ma se all'origine dell'urbanesimo stanno ragioni economiche, in molti paesi la fuga dalle campagne è connessa ad una ricerca di promozione sociale.

Tipologia

Università

Testo completo

Il processo di urbanizzazione ha assunto nel nostro secolo una straordinaria rapidità con l'allargamento delle periferie cittadine e la formazione di aggregati peri-urbani.
L'urbanesimo dei paesi industriali è fomentato dagli squilibri economici tra l'ambiente rurale e le città più progredite e più dinamiche. Lo sviluppo industriale ha richiamato manodopera offrendo nuovi posti di lavoro nelle fabbriche e nelle attività collaterali, commercio e servizi. Ma se all'origine dell'urbanesimo stanno ragioni economiche, in molti paesi la fuga dalle campagne è connessa ad una ricerca di promozione sociale. Il basso tenore di vita e le condizioni di arretratezza del ceto rurale hanno indotto i giovani a cercare un lavoro più garantito e più dignitoso in città: a ciò ha contribuito la meccanizzazione, che ha ridotto i posti di lavoro nel settore agricolo.
Gravi conseguenze affiorano nelle regioni di partenza: l'esodo fa mancare all'agricoltura le braccia giovani più valide e molti campi sono degradati a terra incolta. Nelle zone d’arrivo nascono gravi problemi d'ordine economico e sociale, come quello degli alloggi e dell'assistenza, senza contare gli effetti della congestione, come lo squilibrio ecologico e l'inquinamento.
Alle vaste aree agricole sempre più vuote si contrappongono le ristrette aree industriali sempre più congestionate. Queste non consistono solo di agglomerati urbani veri e propri, ma anche in zone che ospitano una fitta popolazione ormai staccata dall'agricoltura: a tali aree si dà il nome di aree urbanizzate.
Più drammatico è l'urbanesimo dei paesi sottosviluppati, dove folle di contadini sradicati dai campi si abbarbicano a città incapaci di assorbirli, e si stipano nelle bidonvilles periferiche.
La popolazione urbana si ripartisce in città di dimensioni disparate: dalle cittadine, alle città di provincia, alle metropoli regionali. Benché l'importanza di una città non si possa desumere dal numero degli abitanti, questo fornisce comunque un valore indicativo, in base al quale si usa definire come grandi città quelle che hanno più di 100.000 abitanti, e come città milionarie quelle che superano il milione.
Le grandi metropoli sono lo specchio del rapido processo di urbanizzazione dell'umanità nel nostro secolo: attualmente sono circa 240 e concentrano 780 milioni di persone, pari al 14% dell'umanità.
Nella megalopoli atlantica che va da Washington a Boston, con 50 milioni di abitanti, si è realizzato il più significativo prodotto urbano dell'economia neoindustriale, la più vasta concentrazione di servizi di rango elevato. Il risultato dell'economia neoindustriale consiste in una poderosa espansione dei servizi; ma è anche il testimone dei drammi delle megalopoli: cappe di smog, improvvise paralisi della vita urbana, difficoltà nello smaltimento dei rifiuti, tensioni sociali e scontri violenti. La delinquenza e l'insicurezza crescono col crescere delle dimensioni urbane.
La pessima qualità dell'aria è caratteristica di quelle megalopoli che hanno avuto una recente esplosione demografica. Gli inquinanti dell'aria sono il biossido di zolfo, l'ossido di carbonio, gli ossidi di azoto, i composti volatili del piombo, le polveri sospese. La causa principale sta nelle emissioni degli autoveicoli.
L'urbanesimo moderno, iniziato in Europa con la rivoluzione industriale, è passato nel Nuovo Mondo al seguito della "civilizzazione europea” e poi si è propagato negli altri continenti, intasando di gente le città a discapito delle campagne. All'inizio del nostro secolo la popolazione delle città rappresentava il 14% della popolazione mondiale; in mezzo secolo l'indice di urbanità saliva al 28%. La percentuale tra il 1950 ed oggi è cresciuta dal 28 al 45 per cento e probabilmente raggiungerà il 50% a fine secolo. La popolazione urbana aumenta assai più velocemente della popolazione rurale; negli ultimi decenni il ritmo si è differenziato denunciando un certo rallentamento nei paesi industriali e un'esplosione nei paesi del Terza Mondo.
In Occidente crescono ancora le città intermedie, mentre le metropoli si sono fermate. Il fenomeno si può spiegare in termini di qualità della vita: il miglioramento dei trasporti e la diffusione di servizi in tutto il territorio hanno ridimensionato i vantaggi di abitare nella grande città, della quale vengono tollerati sempre mena gli svantaggi, quali gli alti costi e la congestione.
Se nei paesi meno sviluppati le metropoli continuano a gonfiarsi, ciò è dovuto all'alta natalità, ma anche al fatto che la gente vi trova una speranza di lavoro e un miraggio di vita preferibile alla campagna.
Su di un piano sistematico si possono individuare quattro tipi di concentrazioni urbane. Il tipo europeo è legato alla rivoluzione industriale e allo sviluppo dei commerci internazionali. Il secondo è il tipo dei paesi nuovi (a popolamento europeo). Questi paesi hanno conosciuto una crescita urbana repentina: i tassi di popolazione urbana rimangono alti perché l'agricoltura estensiva su grandi aree, riuscendo a produrre molto con una manodopera esigua, attira poca gente e dà eccedenze alimentari per una consistente popolazione cittadina. Il tipo sovietico presenta tassi abbastanza elevati di popolazione urbana ma sempre controllati, in armonia con la pianificazione dello sviluppo economico. Il tipo dei paesi sottosviluppati registra una situazione in cui la popolazione delle città arriva appena a un quarto di quella totale, quando non si ferma a valori ancora più bassi. La crescita accelerata produce distorsioni a favore di una città primate o di pochi centri nodali, che spiccano per le loro dimensioni demografiche su tutti gli altri centri.
Il ruolo centrale avuto dal fenomeno urbano nella storia della civiltà è oggi compromesso da uno sviluppo eccessivo e disordinato. Il gonfiamento dei sistemi metropolitani rischia di peggiorare la situazione dell'umanità perché l'urbanesimo incontrollato porta disoccupazione e sottoccupazione, delinquenza, emarginazione dei gruppi immigrati nelle bidonvilles, congestione, degradazione ambientale, inquinamento. L'urbanizzazione selvaggia crea tensioni tra gruppi e classi sociali all'interno della città, tra città e campagna, tra le nazioni.