Urbanizzazione, Rurbano e Contro-urbanizzazione

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Descrizione

Si usa il termine “urbanizzazione” nel suo significato più vasto indicante il recente diffondersi del modo di vita urbano anche a quelle parti del territorio che non presentano i caratteri fisici dell’urbano. Si ha un urbanizzazione in questo senso quando certe caratteristiche culturali, sociali ed economiche che un tempo erano esclusive, o comunque tipiche della città, si banalizzano, diventano cioè alla portata di tutti, indipendentemente dalla località in cui essa risiede.

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Si usa il termine “urbanizzazione” nel suo significato più vasto indicante il recente diffondersi del modo di vita urbano anche a quelle parti del territorio che non presentano i caratteri fisici dell’urbano. Si ha un urbanizzazione in questo senso quando certe caratteristiche culturali, sociali ed economiche che un tempo erano esclusive, o comunque tipiche della città, si banalizzano, diventano cioè alla portata di tutti, indipendentemente dalla località in cui essa risiede.
La “campagna” intesa come genere di vita, forma di insediamento, tende a scomparire.
Andando dai nuclei urbani centrali più compatti verso gli spazi rurali, si osserva soltanto una progressiva rarefazione degli edifici, una semplice differenza di densità, mentre le occupazioni, i modi di vita, gli stili architettonici e gli usi del suolo sono quelli delle periferie urbane.
Per indicare questi territori un tempo rurali e ora urbanizzati si sono coniate nuove parole come Rurbano o Periurbano.
Berry ha descritto per primo il fenomeno della Contro-urbanizzazione, definendolo come un processo di deconcentrazione della popolazione urbana che implica il passaggio da uno stato di maggior concentrazione a uno stato di minor concentrazione.
Ciò rappresenterebbe l’inversione di una tendenza alla concentrazione urbana che aveva agito quasi ininterrottamente a partire dalla rivoluzione industriale.
Alcuni studiosi negarono che il fenomeno avesse il significato di svolta epocale datagli dal suo scopritore. Altri ne fecero un argomento per annunciare l’inizio di un prossimo inevitabile declino urbano, che avrebbe colpito in particolare le grandi città.
Fielding nel 1989 ridefinì in termini più analitici la contro-urbanizzazione come rapporto di proporzionalità inversa fra tassi di variazione migratoria e dimensione demografica urbana. Secondo questa, in un paese o una regione quanto più le città sono grandi e meno crescono per effetto di movimenti migratori, mentre più i centri sono piccoli e più i loro tassi di incremento migratorio sono elevati.
Si dimostrò che la contro urbanizzazione così definita era in atto in tutti i paesi e le regioni industrializzate e in particolare che è un fenomeno relativo ai paesi sviluppati, mentre in quelli sottosviluppati è continuata negli stessi anni la concentrazione della popolazione attorno ai centri maggiori.
Nel complesso si osserva che il passaggio dall’urbanizzazione alla suburbanizzazione e poi alla disurbanizzazione avviene prima nelle città dell’Europa nord-occidentale e più tardi in quella mediterranea. Andamenti analoghi si sono osservati nell'America Anglosassone e in Giappone. Questo passaggio da urbanizzazione a disurbanizzazione è il Ciclo di vita delle città, studiato insieme alla contro-urbanizzazione.
Modelli che servono a confrontare fra loro le dinamiche demografiche delle diverse città e a mettere in evidenza che sono in atto mutamenti significativi e regionalmente differenziati.