Piero della Francesca: vita e opere

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Riassunto su Piero della Francesca con riferimenti all'Urbino della metà del '400, alla prospettiva, alla pittura fiamminga e leggende sulle "Storie della Croce" riguardanti il legno della croce di Gesù (1 pagine formato doc)

PIETRO DELLA FRANCESCA: VITA E OPERE

Piero della Francesca (1420-1492) nasce ad Arezzo (Toscana) ed è il più importante pittore rinascimentale del Centro Italia.

Vive in un periodo successivo rispetto a Masaccio (iniziatore della pittura rinascimentale, toscano, 1401 – 1428); conosce l’opera del grande predecessore, ne riprende la solidità e la solennità delle figure, rifiutando invece la vena drammatica tipica del Masaccio (manca il sentimento).
Fu attivo in diversi centri italiani dove portò le novità rinascimentali cambiando il corso della pittura e influenzando molto profondamente la generazione di pittori attivi nella seconda metà del ‘400. I centri in cui operò furono: Urbino (Montefeltro), Ferrara (Estensi), Venezia (repubblica) , Borgo S.
Sepolcro.
Sotto la signoria dei Montefeltro Urbino diventa nella seconda metà del ‘400 uno dei centri rinascimentali più attivi. Non avendo artisti locali, il Duca chiama ad Urbino artisti provenienti da altri centri italiani ed anche stranieri.
Tra gli artisti italiani appunto Piero della Francesca (Toscana), Alberti, Francesco di Giorgio Martini (senese) e tra gli stranieri Laurana e pittori fiamminghi (provenienti dalle Fiandre, un territorio comprendente regioni delle attuali Francia, Olanda, Belgio) e spagnoli.

Piero della Francesca: tecnica pittorica dell'affresco

PIERO DELLA FRANCESCA, PROSPETTIVA

Piero svolge la sua formazione artistica a Firenze presso Domenico Veneziano, pittore rinascimentale attento ai rapporti prospettici. Poi viene a contatto con l’ambiente cosmopolita della corte di Urbino. Da ciò risulta che nella pittura di Piero si fondono due mondi: quello rinascimentale fiorentino incentrato sulla prospettiva e quello nordico fiammingo che si contraddistingue per la descrizione minuziosa e dettagliata del paesaggio, delle vesti e per il grande interesse per il colore.
I personaggi di Piero sono impassibili e distaccati, non vi è movimento, né sentimento, sono figure immobili, ben salde, solide, volumetriche, fortemente tridimensionali che non manifestano alcun moto dell’anima: questo perché a Piero interessa raffigurare la realtà assoluta del mondo, la sua intima natura, un mondo immutabile e ordinato da raffigurare secondo precisi rapporti prospettici.
La prospettiva è lo strumento per la rappresentazione di qualsiasi scena ed è il principio base di ogni approccio alla realtà, una realtà che si articola secondo rigorosi rapporti spaziali.
Piero non è interessato alla quotidianità, all’aspetto occasionale della realtà.