Arte: Manierismo e Barocco

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Manierismo e Barocco nell'arte, appunti sulle opere dei più importanti artisti del tempo, quali: Pontormo, Rosso Fiorentino, Parmigianino, Romano, Vignola, Vasari, Palladio, Tintoretto, Veronese, Arcimboldo, Carracci, Caravaggio, Bernini, Borromini, Guarini, Longhena (6 pagine formato doc)

MANIERISMO E BAROCCO

Il manierismo.

Il termine manierismo veniva associato al termine dispregiativo di “imitazione” e veniva riferito a quegli artisti che operavano alla maniera di Leonardo, Raffaello e Michelangelo riproponendo cose già viste e privandosi di una propria identità. Vasari riconosceva il manierismo come uno stile mentre al giorno d’oggi un opera manierista ricerca principalmente grazia (cioè eleganza, dolcezza, la facilità di esecuzione) e licenza (cioè lo straniamento dalle regole). Non esistono più, dunque, regole prospettiche ma il singolo disegno si basa sul suo giudizio personale.
Pontormo.
Jacopo Crucci, detto Pontormo, fu il primo artista manierista fiorentino. La sua arte tenta di conciliare la ricerca volumetrica michelangiolesca con l’effetto luministico dello sfumato leonardiano. Nella Deposizione che dipinge per la cappella Barbadori della chiesa fiorentina di Santa Felicità la scena, che si rifà alla Pietà di Michelangelo, nella posizione del braccio del Cristo (a cui si rifà anche Caravaggio), mostra un’ambientazione innaturale dove l’equilibrio compositivo è dato dalla nuvola in alto e da un drappo e i personaggi hanno una posa teatrale che da impressione di slancio, i corpi sono allungati, esili e snodati e le vesti sembrano essere incollate ai corpi. I gesti principali sono dati dall’incrocio delle varie mani. I colori hanno toni chiari e le ombre sono inesistenti, nell’opera si nota lo spirito complesso e tormentato dell’autore.
Rosso Fiorentino. Nella Deposizione commissionata per la Chiesa di San Francesco a Volterra si può notare che gli uomini sulle scale e Cristo sono disposti in modo complesso e scomposto tanto che i gesti sembrano essere bloccati. La tavola si ispira all’omonima di Lippi e Perugino ma tuttavia si distacca profondamente da questa per la forma e la posizione della croce su cui si poggiano tre scale che hanno il compito di definire lo spazio che in basso è, invece, limitato dalla forma cubica nella quale sono rappresentate le tre Marie e San Giovanni.

Barocco, letteratura

MANIERISMO E BAROCCO ARTE

Parmigianino. Francesco Mazzola detto parmigianino per le sue origini lavorò insieme al Correggio al Duomo di Parma. Si trasferì a Roma dove rimase fino al Sacco poi andò a Bologna per rientrare definitivamente a Parma. Egli unì la grazia di Correggio e la monumentalità di Raffaello grazie a una pennellata svelta e concisa. La sua opera più importante è la Madonna dal collo lungo. Le proporzioni sono molto sfalsate, la testa appoggiata sul lungo collo è molto piccola mentre il corpo, messo in mostra da un leggero abito, mostra larghi fianchi e lunghe gambe, dall’abito poi emerge l’ombelico e una fascia triangolare, che si rifà alla Pietà michelangiolesca, fa risaltare i seni. Il Bambino addormentato come nel Cristo della pietà ha un braccio addormentato simbolo della morte del Salvatore, tema dato anche dalla croce rispecchiata nell’anfora di sinistra. Mentre in basso a destra molto più piccolo è presente un San Girolamo che mostra i suoi scritti a un suo interlocutore. La prospettiva dal basso verso l’alto con la linea d’orizzonte molto bassa conferisce monumentalità all’opera
Giulio Romano. Giulio Romano, detto romano per le sue origini, fu collaboratore di Raffaello. Le sue opere più importanti si trovano a Mantova dove lavorò su commissione di Federico II Gonzaga. La sua opera più importante è sicuramente la costruzione di palazzo Te che progetto e decorò una volta ultimato. Il palazzo prende il nome dall’isola di Tejeto (su cui si trova) e aveva principalmente funzione di luogo di svago, qui si trovavano infatti le stalle cavalleresche famose in tutti il mondo. L’edificio è a forma quadrata basato su un solo piano sovrastato da un piano rialzato, si articola intorno ad un giardino facendogli prendere le sembianze di un’antica domus romana. Il palazzo è formato a nord, est e ovest da facciate tutte diverse mentre a sud la facciata manca totalmente. La facciata a nord che volge verso la città ha un portale basato su tre aperture intervallate da lesene doriche che danno unanimità al piano della casa e definiscono le strutture murarie. La facciata ad ovest ha un unico accesso formato da lesene binate e diviso in tre spazi da colonne rustiche. La facciata ad est è la più monumentale ed è divisa da arcate, lesene e colonne trabeate. Sta i vari stili si possono quindi trovare timpani classici, colonne lesene, bugnati e finestre a serliana. Per quanto riguarda gli affreschi la stanza più importante è la sala dei giganti in cui è rappresentato Giove che punisce i giganti che si erano ribellati, insieme a quella di Amore&Psichè e quella dei venti.
Il Vignola. Jacopo Vignola, così chiamato per il paese natio (famoso per le ciliegie) progetta e costruisce il Sacro Bosco di Bomàrzo uno dei più bei giardini italiani. In questo periodo si era infatti sviluppata questa nuova forma d’arte, iniziando ad introdurre magici giochi d’acqua, a modificare la sagoma degli elementi vegetali, a creare grotte artificiali e fontane al fine di trovare un ricercato effetto scenografico. Nel giardino da lui progettato non regna più alcun ordine e l’unico scopo del committente sembra esser quello di voler stupire e meravigliare il visitatore.

CONTRORIFORMA E BAROCCO

Giorgio Vasari. Giorgio Vasari fu un grande pensatore del suo tempo egli è infatti pittore, scrittore e architetto. Dopo aver iniziato come pittore con gli affreschi in Santa Maria del Fiore del giudizio universale si affermò come scrittore con l’opera: le vite de più eccellenti architetti, pittori ed scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri. Il Giudizio Universale affrescato con Federico Zuccai mostra le caratteristiche chiare del tempo, inserite nella visione della controriforma, infatti, ognuno ha già il suo livello inserito in una parte incasellata precisa. Le anime non cercano più infatti la salvezza ma si sono arrese alla giustizia divina. Prima di loro già Pietro Cavallini aveva incasellato la sua opera del giudizio universale.
Un'altra importante opera del Vasari architetto fu la realizzazione degli uffizi di Firenze, su commissione di De Medici. Lo scopo di questo palazzo doveva essere quello di riunire tutti gli uffici amministrativi del ducato e creare un piano per accogliere le collezioni artistiche medicee. Il palazzo si compone di due porzioni paralleli uniti da un blocco perpendicolare dove è presente una grande finestra a serliana. L’edificio fu costruito in pietra di fossato è intonacato nelle parti non sporgenti ed è composto da un piano terreno porticato, un piano rialzato e due piani superiori di cui uno fu poi chiuso. Per permettere al De Medici di passare dagli uffici a casa fu costruita una galleria vasariana che le collegasse.

ARTE E CONTRORIFORMA

Dopo lo scandalo della riforma attuata da Lutero la chiesa si trovò costretta a rivedere la sua pozione e a dare origine a una controriforma. Riaffermò l’importanza dei sacramenti e diede nuove regole per sacerdoti e vescovi che dovevano frequentare un seminario diocesano per poter diventare chierici. Si sviluppò anche il Tribunale dell’inquisizione che aveva il compito di difendere la Chiesa dalle eresie e giudicare l’operato dei sacerdoti e dei fedeli.
La chiesa del Gesù di Vignola
La principale opera di questo periodo è la Chiesa del Gesù del Vignola a Roma, così chiamata perché fu commissionata dai gesuiti, un ordine creatosi proprio con la controriforma, mostra (come tutte le altre chiese dei gesuiti) una pianta basilicale e una grande navata centrale affiancata da cappelle laterali. La grande Chiesa è coperta da un’unica volte a botte che si conclude in un abside semicircolare dove poi il presbiterio è coperto da una cupola a se stante. La facciata della chiesa compiuta da Giacomo della Porta mostra le caratteristiche si Santa Maria Novella di Firenze.
Andrea Palladio. Andrea di Pietro della Gondola nacque a Padova ma iniziò a lavorare a Vicenza come manovale e solo dopo aver conosciuto Gian Giorgio Trissino ebbe un’educazione letteraria, dopo essere entrato a contatto con la cultura classica di Vitruvio scrisse I quattro libri dell’Architettura anche grazie al contatto romano con le opere di Raffaello, Bramante e Michelangelo. Egli lavora soprattutto a Vicenza dove la sua prima importante opera fu il Palazzo della Ragione o Basilica di Vicenza. Gli fu commissionata poiché si voleva dare un nuovo involucro loggiato alla sede della magistratura, il precedente edificio era però basato su una pianta quattrocentesca irregolare che lo portarono a utilizzare un doppio ordine di pilastri e semicolonne (tuscaniche e ioniche) addossate, con all’interno un complesso di serliane creando così un effetto regolare, in realtà inesistente.
Nel 1566 si trasferisce momentaneamente a Venezia per ricostruire la Chiesa benedettina di San Giorgio Maggiore. La facciata ha un unico accesso nella navata centrale formato da quattro semicolonne composite che reggono un timpano classico. La pianta rettangolare è divisa in tre navate e si conclude con un presbiterio quadrato. La navata centrale è formata da grandi volte a botte ed è presente in oltre un doppio timpano: uno nella navata centrale e uno nelle due laterali (con parti aggettanti e rientranti) dove le proporzioni, diverse da quelle romane, sono di ordine degigante. La struttura mostra inoltre la presenza di mattoni intonacati.

MANIERISMO E BAROCCO RIASSUNTO

Dopo la peste gli fu commissionata la costruzione della Chiesa del Redentore, dove la facciata poggia con paraste e semicolonne sui piani d’imposta e mostra la sovrapposizione di due schemi templari uno più piccolo e uno più grande che determina l’effetto dominante, grazie a due grandi colonne che definite da potenti paraste definiscono un frontone: in antis. Mentre lo schema più piccolo è articolato su paraste sostenenti due semitimpani dentellati col geison e la sima. L’interno mostra una sola navata rettangolare con tre profonde cappelle per lato e un presbiterio con forma accentrata. Oltre ai timpani sovrapposti, sono presenti cupole con dei costoloni molto piccoli e poco evidenti (tipici della cultura veneta). Il classicismo è utilizzato da Palladio in modo libero ed originale, infatti, ai pregiati marmi e rivestimenti romani egli sostituisce materiale povero, come legno o mattoni intonacati o stuccati.
Iniziò anche il progetto del Teatro Olimpico di Vicenza che portò poi a termine l’allievo Vincenzo Scamozzi, seguendo i passi che Vitruvio dedica alla costruzione di questo edificio. La struttura è coperta mentre i teatri romani erano all’aperto ma il soffitto piano è dipinto con un cielo nuvoloso, mantenendo così l’idea ideale. Palladio però è innovativo nella scena infatti grazie all’illusionismo prospettico delle tre aperture del fronte architettonico sembra che ci siano cinque strade lunghissime esse in realtà si restringono semplicemente in salita occupando in realtà pochi metri.
Progetta poi due tipologie di ville che avevano la funzione di residenze estive e quindi inizialmente erano prive di abbellimenti ed erano case formate da un unico nucleo o case formate da un nucleo centrale e due blocchi laterali dette barchesse che a seconda della loro tipologia fanno cambiare la tipologia (ne esistono circa 8 tipi). Tutte le case sono composte di un semi-interrato, una scala esterna da cui si accedeva ai piani nobili e una interna a chiocciola da cui si accedeva agli alloggi degli schiavi.

BAROCCO ARTE

Il Tintoretto. Jacopo Robusti detto Tintoretto perché figlio di un tintore nacque a Venezia. A 15anni inizia a lavorare sotto Tiziano ma fu allontanato quasi subito probabilmente per le sue straordinarie doti. Una delle sue caratteristiche principali è data dal colorismo e dalla luce, espressione del manierismo veneto. I punti di riferimento dell’artista sono quindi Michelangelo nel disegno e Tiziano nel colore che utilizza per accendere di luce il disegno. Attraverso la luce evidenzia i personaggi staccandoli dal reale contesto per proiettarli in uno spazio scenografico fantastico che prefigura l’età barocca. Il suo manierismo riguarda principalmente la drammaticità delle scene, la ricchezza e la composizione. Le sue opere furono apprezzate solo dopo la sua morte in età barocca e in parte impressionista.
L’ultima opera di Tintoretto fu l’ultima cena che tuttavia si dissocia dalle tele omonime per importanti innovazioni: la collocazione non è più all’interno di una stanza fatta preparare appositamente ma all’interno di una grande osteria, dove sono presenti anche popolani; la composizione che con la mensa traversale mostra una prospettiva esasperata molto diversa da quella solita centrale. La luce è protagonista, non è naturale ma proviene principalmente da una lampada a olio appesa al soffitto fa assumere alla rappresentazione un realismo sincero e profondo. Gli apostoli e Gesù in modo particolare godono di luce propria. Qui il disegno e il colore diventano elementi secondari infatti il colore sembra monocromato e si perdono le dimensioni del reale.