La nuova architettura del ferro in europa

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Architettura del ferro (0 pagine formato pdf)

La forte industrializzazione che aveva interessato tutti i principali Paesi Europei fin dagli ultimi decenni del settecento era giunta, intorno alla metà del XIX secolo a essere la causa e l'effetto del momento di maggior sviluppo tecnologico che l'umanità avesse mai conosciuto.
A partire dall'invezione, nel 1776, della prima macchina a vapore fu tutto un
susseguirsi di nuove invenzioni.
Tutti i campi della scienza e della tecnica conobbero uno sviluppo senza precedenti.
Il culmine di questa corsa al progresso scientifico e all'evoluzione tecnologica si ebbe intorno agli ultimi decenni del XIX secolo.
Siamo negli anni di quella che verrà definita Seconda Rivoluzione Industriale.
Anche la produzione dei metalli da costruzione conobbe uno sviluppo.
Grazie ai nuovi processi di fusione ad altissime temperature, rese possibili dalla sostituzione del carbone vegetale con il carbon cokè, gli impianti siderurgici ottocenteschi sono ormai in grado di produrre travi e altri elementi in ferro di dimensioni e resistenza tali da poter già essere economicamente impiegati in campo edile.
L'entrata in produzione della ghise, dell'acciaio e del vetro rivoluziona non sono il modo di costruire ma anche le tipologie di edifici.
A metà secolo inizia a emergere una nuova figura professionale, quella
dell'ingegnere.
Uno dei campi nei quali l'architettura del ferrò trovò agio di esprimersi nel modo più libero fu quello delle così dette “grandi strutture”.
In occasione delle Esposizioni Universali, che a partire dal 1851 si succedettero a cadenza regolare nelle varie capitali d'Europa e anche negli Stati Uniti, era necessario allestire in tempi brevi padiglioni ampi da poter contenere agevolmente i materiali in mostra.