Canto 15 Inferno: parafrasi e figure retoriche

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Parafrasi, figure retoriche e riassunto del canto 15 dell'Inferno di Dante Alighieri (5 pagine formato doc)

CANTO 15 INFERNO PARAFRASI

Inferno: canto XV. Ora ci porta una delle due salde sponde; e il vapore del ruscello fa schermo, in modo da riparare dalle fiamme l’acqua e gli argini.


Come la diga che i Fiamminghi, temendo la marea che si scaglia contro di loro, innalzano tra Wissant e Bruges perché il mare si ritiri,
e come quella che i Padovani (innalzano) lungo il corso del Brenta, per proteggere le loro città e i loro borghi fortificati, prima che la Carinzia (comprendeva anche la Valsugana dove nasce il Brenta) senta il caldo (che, sciogliendo le nevi, fa ingrossare i fiumi),
in tal modo erano costruiti quegli argini, benché l’artefice, chiunque egli fosse stato, non li avesse fatti né così alti né così larghi.
Nell'impegno di dar consistenza visiva e verosimiglianza alle scene da lui immaginate, Dante spesso non si contenta di un solo termine di riferimento, ma raffronta il dato fantastico a diversi aspetti della realtà a noi più consuete.

Canto 15 Inferno: parafrasi e riassunto

CANTO 15 INFERNO FIGURE RETORICHE

La prima di queste due similitudini grandiosa e cupa; i suoni stessi suggeriscono la lotta senza quartiere l'uomo e il mare, veduto come un mostro scatenato.

Di fronte all'impeto alla paura espressi in s'avventa e fuggia è posto il semplice, disadorno impersonale fanno, quasi a significare che la forza dell'uomo inerme è nella sua operosità e nel suo essere sociale. La seconda similitudine, più iíposata precisa (l'avversario da combattere non è l'oceano misterioso e lontano, ma un fiume noto al Poeta), evoca, qui per contrasto, nel momento in cui dopo il lungo letargo invernale le nevi sciolgono, un clima dolce e sereno.
Già ci eravamo allontanati dalla selva tanto, che non avrei veduto dove essa era, anche se io mi fossi voltato indietro,
quando incontrammo un gruppo di anime che camminavano lungo l’argine, e ognuna ci osservava come ci si scruta di sera
nel periodo del novilunio; e aguzzavano lo sguardo verso di noi avvicinando l’una all’altra le palpebre così come il vecchio sarto fa (nello sforzo di introdurre il filo) nella cruna dell’ago.
Due immagini tratte dalla nostra esperienza più comune suggeriscono, più che l'oscurità del luogo, la difficoltà (una pena che si aggiunge al loro consueto dolore) che hanno queste anime di riconoscere forme e aspetti del mondo, e la loro tesa attenzione. La prima si ispira a due passi dell'Eneide (VI, 268 sgg. e 452 sgg.), ma non ha nulla della solennità distaccata del suo modello; è un momento di vita colto nella sua più fresca e felice immediatezza. L'accenno alla nuova luna (innocente dunque, appena nata) nel buio di questo cerchio, dove la sola luce è quella crudele della pioggia di fuoco che solca l'aria, propone il tema della nostalgia per il mondo dei vivi, ribadito, con maggiore insistenza che altrove, nell'episodio di Brunetto Latini che qui ha inizio. Soltanto alcune trasparenze notturne dei cieli del Leopardi hanno, la casta evidenza di questa evocazione.

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CANTO 15 INFERNO RIASSUNTO 

La seconda immagine "ci introduce decisamente nell'atmosfera del canto. Troveremo più innanzi un Brunetto paterno rispetto a Dante, e dunque anziano, ma non descritto propriamente come vecchio: se la nostra fantasia lo vede tale, ciò si deve anche alla suggestione che su essa opera questa similitudine iniziale; e sulla tenerezza che la figura di Brunetto ci ispirerà, nella sua debolezza umiliata, influisce certo anche questa immagine del vecchio tremante sartore" (Bosco).
Osservato in tal modo da questa schiera, fui riconosciuto da uno, che afferrò l’orlo della mia veste e gridò: "Quale sorpresa!".

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