Kierkegaard

Appunto inviato da giacknick
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Sintesi di tutti i punti più rilevanti del pensiero del filosofo danese del XIX secolo (2 pagine formato doc)

Capostipite dell'esistenzialismo, ovvero di una filosofia che si concentra sulla problematica dell'esistenza k.
Combatte la totalità hegeliana in nome del singolo, l'individuo concreto che non si risolve nell'infinito e nel necessario, ma vive nel finito e nel possibile, attraverso due stati d'animo che rivelano la problematicità dell'esistenza: l'angoscia e la disperazione. Da tale condizione l'uomo può liberarsi solo decidendo di superare l'inadeguatezza della vita estetica(dedita alla ricerca del godimento) e della vita etica( incentrata sul lavoro e sugli impegni familiari) e scegliendo la vita religiosa fondata sull'abbandono a Dio.

L'opera e la personalità di K.
Sono segnate dal tentativo di ricondurre la comprensione dell'esistenza umana alla categoria della possibilità
. K. Mette in luce il carattere negativo di ogni possibile egli stesso incarna la figura del "discepolo dell'angoscia" che sente gravare su di sé le possibilità annientatrici e terribili che ogni alternativa esistenziale prospetta infatti i tratti salienti della sua vita sono rivestiti ai suoi occhi di una oscurità problematica tutto appare carico di alternative terribili. Il punto zero è l'indecisione permanente tra opposte alternative. La "scheggia nelle carni" è forse l'impossibilità di ridurre la propria vita ad un compito preciso di scegliere in maniera definitiva tra le diverse alternative, di riconoscersi e attuarsi in una possibilità uniche.

Una seconda caratteristica è lo sforzo di chiarire le possibilità fondamentali che si offrono all'uomo.
Il suo, quindi, è un atteggiamento contemplativo. Il terzo elemento portante è il tema della fede ed in particolare del cristianesimo unica religione in cui il filosofo intravede un'ancora di salvezza per sottrarre l'uomo all'angoscia e alla disperazione.

La sua filosofia appare, dunque, antitetica a quella di Hegel. Al filosofo rimprovera:

  • La mentalità pagana, ovvero la tendenza a ritenere la specie (lo spirito) più importante dell'individuo.
  • La concezione della filosofia come scienza oggettiva e non come riflessione soggettiva in cui il singolo è direttamente coinvolto.
  • La scissione tra speculazione filosofica e vita vissuta, ovvero l'edificazione di un sistema che non trova posto nella condizione effettiva.
  • La tendenza a conciliare e riunire in un unico processo dialettico ciò che nella vita concreta non risulta affatto mediabile.
  • L'identificazione panteistica tra uomo e Dio la ragione che assolve in sé gli individui concreti e l'incapacità di cogliere l'infinita differenza qualitativa che separa finito e l'infinito.