Giambattista Vico

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Filosofia della storia di Giambattista Vico (2 pagine formato docx)

Alla base del pensiero di Vico c’è il concetto del sapere che gli apre la strada al “mondo civile” ovvero alla realtà storica.
Egli ritiene che la conoscenza di divida in: -conoscenza divina ovvero l’intendere ed è la conoscenza perfetta che si ha nel momento in cui si conoscono tutti gli elementi che costituiscono il corpo. L’organi di questa conoscenza è la ragione; -conoscenza umana ovvero il pensare, vale a dire raccogliere alcuni elementi dell’oggetto. Si può conoscere con verità solo ciò che si fa. Il fare di Dio è però diverso da quello dell’uomo.
Il fare di Dio infatti crea oggetti reali, al contrario il fare dell’uomo da vita a oggetti fittizi.


La conoscenza dell’uomo nasce dunque da un difetto della mente ma questo stesso difetto si può tradurre in vantaggio dal momento che l’uomo può costruire oggetti mediante l’astrazione degli elementi che inizialmente non possiede. L’uomo non può conoscere il mondo della natura perché creato da Dio e non da egli stesso, non può conoscere nemmeno il proprio essere. Il cogito di cui parlava Cartesio è la coscienza del proprio essere e non la scienza di questo (ovvero la conoscenza vera che si basa sulle cause). Ciò che l’uomo può però conoscere è il mondo della matematica perché da lui creato. Oggetto della conoscenza umana è il mondo della storia. La storia non è un susseguirsi slegato di avvenimenti ma ha un ordina a cui tutti gli avvenimenti tendono o accennano come significato finale.


Quella di Vico è dunque una “nuova scienza” in quanto è diretta a individuare l’origine e le leggi del mondo della storia. La nuovo scienza si basa si: -filologia: studio della lingua e di ogni manifestazione tramandata; -filosofia: studio delle cause e delle leggi che spiegano un fatto. Queste devono procedere nel contempo e completarsi a vicenda.