Antipositivismo

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Negli ultimi decenni dell’Ottocento si accentua la critica e l’opposizione al Positivismo, la vasta corrente di pensiero che occupa buona parte del XIX secolo. Si tratta di un fronte ampio e non omogeneo, nel quale trovano posto alcuni dei più originali pensatori del tardo Ottocento e del primo Novecento. (1 pagine formato pdf)

Negli ultimi decenni dell’Ottocento si accentua la critica e l’opposizione al Positivismo, la vasta corrente di pensiero che occupa buona parte del XIX secolo.
Si tratta di un fronte ampio e non omogeneo, nel quale trovano posto alcuni dei più originali pensatori del tardo Ottocento e del primo Novecento.
Secondo i positivisti il sapere per eccellenza è quello fondato sull’accertamento dei fatti e delle leggi che li governano e ha per scopo il controllo della natura e della società: “scienza onde previsione, previsione onde azione” (Comte). Essi lasciano in eredità al vocabolario comune la nozione di positivo nel senso di fattuale, verificabile, ma poi anche utile e quindi buono.
Di fronte al primato del “sapere positivo” la filosofia è ridotta al ruolo di coordinatrice e cerniera fra le diverse scienze.
Gli avversari del Positivismo, pur diversi fra loro, concordano nell’intento di ridare dignità e autonomia all’indagine filosofica.
Si combatte lo scientismo, ossia la convinzione che la scienza sia la sola conoscenza autentica e integrale e la fonte prima del progresso, una religione laica destinata a sostituire per sempre i vecchi culti. La venerazione per la scienza e per la sua oggettività è considerato da Nietzsche l’ultima incarnazione dell’ideale ascetico.
Al rispetto dei fatti Nietzsche oppone la libertà interpretativa: l’annuncio della morte di Dio ha, tra le sue conseguenze, anche il tramonto di tutte le certezze.