Il Capitale di Marx: riassunto e analisi

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Riassunto schematico e analisi dell'opera Il Capitale di Karl Marx (2 pagine formato docx)

IL CAPITALE DI MARX: RIASSUNTO E ANALISI

Il Capitale.

Ne “Il Capitale”, Marx mostra e critica i meccanismi strutturali della società borghese; questo libro è considerato il suo capolavoro.
Innanzitutto, a differenza dei grandi teorici dell’economia borghese, Marx ritiene che non esistano leggi universali dell’economia e che ogni formazione sociale abbia caratteri e leggi storiche specifiche; è convinto che la società borghese porti in se stessa delle contraddizioni strutturali ed è persuaso che l’economia debba far uso dello schema dialettico della totalità organica.
La caratteristica principale dell’economia borghese è quella di produrre merce; una merce deve essere utile affinché sia acquistata, di conseguenza possiede un valore d’uso. Inoltre una merce deve possedere un valore di scambio che ne garantisca la possibilità di esser scambiata con altra merce; il valore di scambio è generalmente alla base del prezzo, e solo in particolari condizioni del mercato quest’ultimi coincidono.
Il valore di scambio, alla base del prezzo, deriva dal lavoro utile per produrre la merce in questione: infatti più lavoro è necessario, più aumenta il valore di scambio e, quasi sempre, anche il prezzo.

IL CAPITALE MARX, ANALISI

Il lavoro è quindi alla base della merce prodotta e Marx critica il feticismo delle merci che tende a dimenticare questo importante aspetto, considerando le merci come entità aventi valore di per sé.
Marx osserva anche che la produzione capitalistica non è finalizzata al consumo, come in qualsiasi economia pre - borghese, ma all’accumulazione di denaro; infatti un soggetto, il capitalista, investe denaro per la produzione di merce, sfruttando il lavoro degli operai, per produrre più denaro.

Nelle società pre – borghesi la merce veniva trasformata in denaro per acquistare altra merce. La fonte dell’aumento del denaro a disposizione del capitalista non va cercata nella merce ma nella sua produzione; infatti l’operaio ha la capacità di produrre un valore maggiore di quello che gli è corrisposto con il salario: il plusvalore deriva, quindi, dal plus-lavoro offerto gratuitamente dall’operaio.
Marx identifica con capitale variabile il denaro liquido investito nei salari e con capitale costante il denaro investito negli strumenti della fabbrica.
Il plusvalore, avendo alla base il plus-lavoro del salariato, è in relazione a quanto il capitalista investa in salari; Marx definirà come rapporto di valorizzazione del capitale variabile il rapporto tra plusvalore ed, appunto, capitale variabile.

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IL CAPITALE MARX: RIASSUNTO CAPITOLI

In realtà il capitalista investe periodicamente una cifra per mantenere funzionante la propria fabbrica, aumentando il denaro del capitale costante; così facendo la percentuale del profitto effettivo si ottiene dal rapporto del plusvalore con la somma del capitale variabile e costante. Infatti il saggio del profitto è sempre minore del saggio del plusvalore ed esprime in modo più preciso il guadagno dell’industriale.
Marx individua due modi per aumentare il plusvalore: chiama plusvalore assoluto l’aumento della giornata lavorativa anche se, dopo un certo limite di ore, il lavoratore non rende più al massimo; il plusvalore relativo è l’aumento della produttività del salariato per ogni ora lavorativa tramite l’inserimento delle macchine nei processi di produzione.