La conoscenza e la filosofia prekantiana

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L'evoluzione del problema della conoscenza nella filosofia prekantiana (2 pagine formato doc)

L'EVOLUZIONE DEL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA NELLA FILOSOFIA PREKANTIANA L'EVOLUZIONE DEL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA NELLA FILOSOFIA PREKANTIANA L'oggetto della conoscenza sensibile Qualunque sia il problema che si giudichi fondamentale nel pensiero kantiano (gnoseologico, metafisico, morale-religioso) una cosa resta però ferma: ed è che la Critica della ragion pura si propone di esaminare fin dove possa arrivare una conoscenza rigorosa e svolge una teoria della conoscenza.
E' quindi opportuno domandarsi a che punto si trovava, all'epoca di Kant, la speculazione filosofica intorno al problema della conoscenza e accennare a come sia sorto il problema della conoscenza nella filosofia moderna. Galileo - Il problema della conoscenza sorge nel pensiero moderno in stretta connessione col problema della scienza della natura, della nuova scienza della natura; ci riferiremo dunque ad uno dei pionieri della nuova scienza, a Galileo, che Kant stesso ricorda nella Prefazione alla seconda edizione della Critica della ragion pura.
Per vedere in che consista la novità della scienza galileiana, ricordiamo quale era il concetto tradizionale, aristotelico, di scienza. Scienza è, sia per Aristotele che per Galileo, conoscenza dimostrata, e dimostrare una proposizione significa far vedere che essa è necessariamente connessa con altra già nota, sicché questa stia o cada con quella. Il processo dimostrativo, per essere efficace, ossia per far vedere la verità della proposizione dimostrata, deve partire, in ultima analisi, da proposizioni la cui verità sia nota immediatamente. Di più: poiché una proposizione singolare non può fungere da premessa in una dimostrazione (in una dimostrazione rigorosa, ossia deduttiva), la scienza deve poggiare su proposizioni immediatamente evidenti, necessarie ed universali. Tali proposizioni sono dette da Aristotele assiomi. Come si arriva alla conoscenza degli assiomi? Per induzione (epagoghé) dall'esperienza. Anche qui la concezione aristotelica sembra identica a quella di Bacone e di Galileo. Senonché il concetto aristotelico di epagoghé è assai più ampio di quello baconiano di induzione, e, in particolare, quando si tratta di scienza perfetta, come è ad esempio la matematica e come Aristotele sperava potesse essere anche la “fisica”, il processo epagogico (così lo chiamiamo poiché noi oggi intendiamo per processo induttivo qualche cosa di diverso, come vedremo in seguito) si svolge così: l'intelletto umano coglie per astrazione (anche l'astrazione è chiamata da Aristotele epagoghé) l'essenza di una cosa e la esprime con la definizione; analizzando tale essenza ne scopre una proprietà, attribuisce tale proprietà all'essenza e, così facendo, formula l'assioma. Secondo il concetto aristotelico di scienza, dunque: 1) Si va dall'esperienza alla definizione e dalla definizione all'assioma; 2) L'assioma enuncia della cosa la propria passio, ossia una qualità. Vedremo invece che, secondo il concetto galileiano di scienza: 1) Si va