Filosofia post aristotelica

Appunto inviato da fm1988
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Appunto sulla filosofia post aristotelica: dallo scetticismo, allo stoicismo e epicureismo (4 pagine formato doc)

La filosofia post - aristotelica La filosofia post - aristotelica L'eredità di Aristotele, che passò dalla sua scuola al museo di Alessandria, fu soprattutto un'eredità scientifica.
Qui vedremo che sviluppo subirono le sue concezioni filosofiche. Dopo Aristotele c'è un importante mutamento politico: il definitivo tramonto di quei piccoli ma civili stati che erano le città greche, ricche di iniziative politiche, culturali, ed economiche. Sappiamo che esse avevano costituito un terreno favorevole per il nascere e il diffondersi delle discussioni politiche e filosofiche. C'era la convinzione che agli uomini di cultura spettasse il dovere di far sentire la propria parola competente sulla direzione dello stato.
Ora i nuovi grandi stati(siamo nel periodo della trasformazione politica iniziata da Alessandro Magno) non hanno più bisogno dell'intervento politico dei cittadini e tanto meno dei consigli dei filosofi. C'è quindi una frattura tra individuo e collettività. Il filosofo si rinchiude nel proprio io alla ricerca di un'intima perfezione morale e di un affinameto della propria personalità. La filosofia acquista nuovi compiti: anzi tutto quello di sostituire le vecchie religioni popolari cadute in discredito tra le persone istruite. La filosofia attirerà a sé schiere sempre più folte di individui desiderosi di trovare negli studi filosofici una guida per la vita. Le scienze non hanno più bisogno della filosofia, e questa si disinteressa sempre di più dei loro progressi. Le sta a cuore solamente l'interiorità e non il mondo fenomenico. Sorgono 3 indirizzi filosofici assai diversi tra di loro, ma tutti e 3 orientati a spostare gli interessi della filosofia dai problemi teoretici a quelli morali, essi sono: Lo scetticismo L'epicureismo Lo stoicismo. LO SCETTICISMO (deriva da Skèptomai “mi guardo intorno e indago”) Lo scetticismo non rappresenta una vera e propria scuola filosofica, ma un indirizzo di pensiero che si affermo in ambienti molto vasti. Gli scettici intendono basare la propria filosofia su una rigorosa indagine critica. Alla fine del IV sec a.C. si era creato tra i vari strati di studiosi un profondo disagio causato dall'impossibilità di risolvere le gravi divergenze sui massimi problemi filosofici sorte tra scuola e scuola. I tentativi di trovare nel mondo naturale la verità assoluta erano falliti e per tanto gli scettici spostano la loro indagine dall'oggetto, al soggetto per trovare nella struttura della conoscenza umana la ragione dei suoi limiti. Iniziatore della scuola fu Pirrone che non lasciò nulla di scritto e il cui pensiero fu esposto dal discepolo Timone. Pirrone: la sua critica si dirige sia contro i sensi, che contro la ragione. Se noi consideriamo ciò che raccogliamo attraverso i sensi come una semplice apparenza non commettiamo un errore. Quando però pretendiamo di ricavare delle cose sensibili, dei rapporti con la realtà, non abbiamo alcuna certezza: LE APPARENZE SENSIBILI NON PORTANO AD ALCUNA CONOSCENZA DELLA