Sistema tributario italiano

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Storia del sistema tributario italiano e di IRPEF, IRES, IVA (8 pagine formato doc)

Sistema tributario italiano

All'atto dell'Unificazione, il sistema tributario piemontese fu esteso all'intero Stato, in quanto era più moderna e vicina ai paesi europei: le entrate erano principalmente costituite da imposte dirette reali sui beni immobili e mobili (sui redditi dei terreni e dei fabbricati) e da imposte indirete (di bollo, di registro, sui consumi).


All'inizio del Novecento l'economia era arretrata, il sistema tributario era costituito da molte imposte, non coordinate fra loro, in prevalenza reali e proporzionali, con alte aliquote e quindi scarsamente elastiche: le imposte dirette davano un gettito modesto, mentre le indirette erano spesso finalizzate a scopi protezionistici.

Nel 1919 il progetto Meda, che non fu trasformato in legge a causa del fascismo: prevedeva una riforma generale delle imposte dirette sui redditi (con l'istituzione di un'imposta proporzionale sui redditi e un'imposta complementare progressiva con aliquota dall'1 al 25%).


Nel 1923 con la riforma De Stefani fu introdotta l'imposta personale progressiva sul reddito complessivo ("complementare") e un'imposta generale sugli scambi commerciali, sostituita nel 1940 dall'IGE, cioè l'imposta generale sull'entrata con la Riforma Thaon di Revel, assicurando con questo un gettito ingente, che contribui' al finanziamento delle enormi spese di guerra.

Con la Riforma Vanoni nel 1951 venne introdotto l'obbligo della dichiarazione annuale dei redditi delle persone fisiche che si proponeva di porre su nuove basi il rapporto fra cittadino e fisco riducendo le aliquote su alcune imposte allo scopo di diminuire l'evasione, e introducendo l'imposta sulla società nel 1954, riformando la finanza locale nel 1952. Era il primo avvivo di un ampio rinnovamento.