Primi 20 cap. De: I 12 abati di Challant

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Trama molto dettagliata dei primi 20 capitoli de "i 12 abati di Challant" (5 pagine formato doc)

I DODICI ABATI DI CHALLANT I DODICI ABATI DI CHALLANT RIASSUNTO: Siamo in inverno, la scena si apre con Venafro, un uomo straniero, del quale si sapeva solo che la sua origine doveva avere a che fare con Isabella D'Aquitania, una bella e famosa dama locale da tutti conosciuta.
Venafro camminava su per i sentieri che portavano al castello di Challant. Venafro al castello di Challant godeva del favore di madonna Bianca di Challant: una castellana. Il marchese Alfonso di Challant, padre di Bianca e proprietario di quelle terre, era morto lasciando un testamento. Nel testamento il marchese nominava erede di tutto il feudo il duca Franchino di Mantova, marito della figlia maggiorenne di Alfonso e vedovo, privando della legittima eredità sua figlia minore Bianca; vi era però una clausola: l'erede avrebbe dovuto vivere per tutto il resto della sua vita inesorabilmente casto.
Inoltre, come dettato dal testamento, furono chiamati dodici abati, che erano stati incaricati di vegliare permanentemente e assiduamente sull'erede, di modo che quest'ultimo non avesse possibilità di “evadere” ai doveri della clausola. Il povero duca di Mantova aveva accettato senza pensare troppo, ma poi, quando ci pensò meglio, comprese che in realtà non gli sarebbe neanche interessato, perché lui non era capace ad amministrare un paese e neanche voleva: ora, oltre all'impegno che si era preso, cioè quello di amministrazione delle terre, era anche controllato e frenato ventiquattro ore su ventiquattro, poiché i dodici abati si erano trasferiti nel castello. Venafro, intanto, era stato accolto nel maniero, alloggiava in una alta camera della torre, nella quale vi era un lume acceso anche fino a tarda notte perché colui che vi alloggiava, scriveva fino alle ore piccole il suo erbario. La bella marchesa di Challant una sera fece chiamare tutti i residenti del castello per ordinare a questi di non far “circolare” infusi e miscugli e vietarne l'ulteriore produzione: tutto ciò perché Umidio, uno dei dodici abati incaricati di controllare il duca di Mantova, una sera si avvelenò, probabilmente fu un errore, ma la mattina fu trovato morto nel suo letto a causa di un succo di colchidi. A causa della morte di Umidio, gli abati si riunirono, e alla fine toccò al giovane Nevoso il compito di scendere a valle, al convento dal quale proveniva Umidio per dare la notizia della morte di quest'ultimo. Venafro si offerse gentilmente di accompagnarlo. Durante il viaggio però Nevoso fece affaticare troppo il suo asino che al ritorno morì. In seguito arrivò al castello un certo Enrico da Morazzone, un inventore che dice di esser genovese, e di essere stato esiliato dalla sua città. Racconta inoltre che aveva inventato la balestra e spiegò cos'è questa macchina ed il suo funzionamento. Continuò a raccontare, e narrò che però, quando presentò al Consiglio la sua nuova invenzione a cui aveva dedicato molto impegno, i burocrati genovesi gli risposero increduli che l'arnese non ave