Il castello di kafka

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riassunto completo con elaborazione del testo: " Il Castello", ultima opera della produzione di Kafka, la sua opera più ambigua e paradossale. (8 pagine formato doc)

Il castello di kafka Il castello di kafka Avete mai letto un'opera semplice e lineare nel suo svolgimento dall'univoco significato ? Sicuramente non è il caso de Il castello di Kafka, un libro quasi realistico ma che se si va a guardare più approfonditamente rivela molte cose, ma nel contempo è molto difficile che riesca a consegnarci una sola chiave di lettura.
L'agrimensore K. si trova catapultato in un paese pervaso da un'atmosfera onirica ed ossessionante che accompagna il lettore sino alla fine. Si è catapultati in un mondo di persistente contraddizione e stravaganze dall'apparenza reali e comuni ma anche assillanti; tutto è un incubo alleggerito da un'ironia che toglie completamente il fiato. Il grottesco e la pazzia delle vicende del paese ed il correre veloce del tempo stimolano il lettore a divorare il libro nella ricerca di una fine “logica” ad un libro che, purtroppo, lascia sospeso il lettore in una conclusione mai scritta e tutt' altro che scontata.
Il Castello, ultima opera della produzione di Kafka, è la sua opera più ambigua e paradossale. La storia, quella dell'agrimensore K. che si trova a vivere in una cittadine sovrastata da un temuto e opprimente castello signorile, col quale lui desidererebbe entrare in "comunicazione", riassume in sé tutte le concezioni tipiche del pensiero kafkiano. Dopo questa dovuta precisazione, passiamo a addentrarci nell'analisi richiestaci del rapporto tra la personalità dell'individuo protagonista ed il castello. Il castello è il simbolo dell'incomprensibilità della legge: a Kafka appare incomprensibile e assurda la vicenda dell'uomo, che è certo dominata da una legge, ma proprio dal fatto che all'uomo non è dato conoscerla deriva la dimensione dell'assurdo e di tragedia nella quale l'uomo è immerso. Ciò che, d'altra parte, fu il costante dissidio dell'uomo Kafka che nei Diari scriveva: "Non sono la pigrizia, la cattiva volontà, la goffaggine che mi fanno fallire in tutto: vita familiare, amicizia, matrimonio, professione, letteratura, ma è l'assenza del suolo, dell'aria, della legge. Crearmi queste cose, ecco il mio compito... il compito più originale". un meccanismo complesso e inesorabile schiaccia l'uomo ed è mosso da una logica che non è fatta a misura d'uomo, la cui via è un susseguirsi di disperati tentativi per conoscere questa logica e questa legge, entrare consapevolmente in questo meccanismo, che si concludono con la sconfitta: nel Castello, malgrado ogni tentativo, il "varco", per usare un termine di Montale, non è possibile: con quel mondo non si riesce ad e entrare in comunicazione. Da quest'incomprensibilità e inaccessibilità della legge deriva tutto il ventaglio di temi della narrativa di Kafka: la solitudine dell'uomo, l'impossibilità di stabilire rapporti col mondo che lo circonda, l'impossibilità di essere autentici, la consapevolezza della sua condizione di escluso, di "straniero" (tema che tornerà negli esistenzialisti ed in Camus soprattutto), la sua alienazione, t