I fiumi di Ungaretti: spiegazione

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I fiumi di Ungaretti: spiegazione dettagliata della poesia appartenente alla raccolta L'allegria pubblicata nel 1931 (2 pagine formato doc)

I FIUMI DI UNGARETTI: SPIEGAZIONE

L'Allegria.

I Fiumi "Mi tengo a quest'albero mutilato abbandonato in questa dolina che ha il languore di un circo prima o dopo lo spettacolo e guardo il passaggio quieto delle nuvole sulla luna stamani mi sono disteso in un'urna d'acqua e come una reliquia ho riposato L'Isonzo scorrendo mi levigava come un suo sasso Ho tirato su le mie quattr'ossa e me ne sono andato come un acrobata sull'acqua Mi sono accoccolato vicino ai miei panni sudici di guerra e come un beduino mi sono chinato a ricevere il sole Questo è l'Isonzo e qui meglio mi sono riconosciuto una docile fibra dell'universo il mio supplizio è quando non ci credo in armonia Ma quelle occulte Mani Che m'intridono Mi regalano La rara Felicità Ho ripassato le epoche della mia vita Questi sono i miei fiumi Questo è il Serchio al quale hanno attinto duemil'anni forse di gente mia campagnola e mio padre e mia madre Questo è il Nilo che mi ha visto nascere e crescere e ardere d'inconsapevolezza nelle estese pianure Questa è la Senna e in quel suo torbido mi sono rimescolato e mi sono conosciuto Questi sono i miei fiumi contati nell'Isonzo Questa è la mia nostalgia che in ognuno mi traspare ora ch'è notte che la mia vita mi pare una corolla di tenebre".

I fiumi di Ungaretti: analisi del testo e commento


I FIUMI DI UNGARETTI: SPIEGAZIONE METAFORE

La lirica, una delle più lunghe dell'Allegria, registra un'importante momento di auto-conoscenza del poeta, stimolato dall'esperienza della guerra: essa dunque non solo porta il poeta a comprendere i valori fondamentali della Vita, a scoprirne l'essenza, ma anche l conoscere se stesso, il suo passato e il suo presente. Lo scenario in cui è immaginata questa auto-rivelazione è quello scabro del Carso, teatro della Grande Guerra, la cui natura già aspra è ulteriormente deformata dalla guerra.

Bagnandosi nell'Isonzo, il poeta conosce uno stato di improvvisa armonia, forse perché è riuscito momentaneamente a far tacere in sé “l'uomo di pena” , come dice di sé, forse perché ha saputo porsi in una posizione di docile, passiva recettività, riconoscendosi parte del tutto. Dall'Isonzo, per improvvisa analogia, altri fiumi, altri frammenti di vita affiorano alla memoria, altre tappe esistenziali: dall'origine campagnola presso il Serchio ai fervidi entusiasmi dell'adolescenza (il Nilo), alle scoperte conoscitive della giovinezza (la Senna). Alla fine si questo percorso memoriale la poesia torna alla condizione del presente, ma l'immagine finale non è più armonica e serena, bensì densa di presagi angosciosi.