La noia, Moravia: analisi

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Riassunto della vita di Alberto Moravia e analisi de "La noia" (2 pagine formato doc)

ALBERTO MORAVIA: VITA

Alberto Moravia.

Alberto Moravia nasce a Roma nel 1907 da una ricca famiglia borghese di intellettuali; segnato fin dall’infanzia da una tubercolosi ossea che lo obbliga a lunghi soggiorni in sanatori montani, studia da autodidatta, grazie anche al clima colto della famiglia.
La malattia lo costringe all’esclusione e gli consente perciò di osservare il mondo borghese di cui fa parte.
Nel 1929 pubblica Gli indifferenti, romanzo di geniale acutezza che per primo affronta il tema della crisi del mondo borghese. In seguito lavora presso giornali, fonda una propria rivista, si occupa di Cinema ed è eletto al Parlamento Europeo come indipendente nelle liste del Partito Comunista; compie numerosi viaggi in America e Europa per sfuggire al regime fascista, raggiungendo così una visione cosmopolita dei problemi culturali e sociali.
Muore a Roma nel 1990.

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LA NOIA MORAVIA ANALISI

La noia.

Pubblicata nel 1960, “La noia” è una delle opere più espressive della produzione di Moravia.
Il romanzo può essere considerato il cardine di un’ideale trilogia, composta da “Gli indifferenti” e “La vita interiore”, in cui l’autore affronta il problema della borghesia, dell’alienazione e della reificazione, cioè spersonalizzazione dell’uomo e riduzione dei rapporti umani a rapporti tra cose.

Il titolo “La noia” è una sententiae dell’intera opera: Dino, nel prologo, dichiara di aver sempre sofferto della noia “per quanto io mi spinga indietro negli anni con la memoria”; per lui la noia non è assenza di divertimento, di distrazione, ma “è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà”. Con una metafora raffigura la noia come “l’effetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte d’inverno: la tira sui piedi e ha freddo al petto, la tira sul petto e ha freddo ai piedi; e così non riesce mai a prender sonno veramente”.
Dino vede nella noia la causa di tutti i suoi mali, l’incapacità di comunicare, le “debolezze” a scuola, persino la creazione: “In principio, dunque, era la noia, volgarmente chiamata caos. Iddio, annoiandosi della noia, creò la terra, il cielo, gli animali, le piante, Adamo ed Eva; i quali ultimi, annoiandosi a loro volta in paradiso, mangiarono il frutto proibito. Iddio si annoiò di loro e li cacciò dall’Eden; Caino, annoiato d’Abele, lo uccise; Noè, annoiandosi veramente un po’ troppo, inventò il vino; Iddio di nuovo annoiato degli uomini, distrusse il mondo con il diluvio; ma questo, a sua volta, l’annoiò a tal punto che Iddio fece tornare il bel tempo”.

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MORAVIA LA NOIA: RIASSUNTO E ANALISI

Egli trova nell’arte una via di liberazione, con la quale spera di ristabilire definitivamente un rapporto con la realtà, credendo che la noia è il sentimento provato da un artista che ignora di esserlo.
Soffrendo di noia anche con la pittura, Dino conclude che essa dipende dalla ricchezza ed abbandona perciò l’ambiente alto borghese in cui vive: “Poiché mi annoiavo, e quando mi annoiavo non dipingevo, cominciai a odiare con tutta l’anima la villa di mia madre e gli agi di cui godevo”.
Affitta un appartamento a Roma ma l’attività di pittore non gli permette di esprimersi come vorrebbe e accentua il suo distacco dalle cose, dalle persone, ma anche da se stesso.
Dino trova una sorta di seconda via di liberazione in Cecilia, l’amante-modella di Balestrieri, il pittore e vicino di casa del nostro protagonista: Cecilia rappresenta il mezzo di rapporto tra Dino e il mondo, siccome Moravia è convinto che il sesso sia un modo fondamentale di rapportarsi alla realtà.
Il rapporto tra i due è problematico, con atti di tradimento da parte di Cecilia e gelosia per Dino.
“Il geloso – spiega il protagonista- soffre di un senso eccessivo di proprietà, sospetta continuamente che altri voglia impadronirsi della sua donna, l’ossessione di questo sospetto gli ispira immaginazioni stravaganti e può anche spingerlo al delitto. Io invece soffrivo di amare Cecilia; e miravo, spiandola, ad accertarmi che mi tradisse, non per punirla e comunque per impedirle di portare avanti il tradimento, ma per liberarmi del mio amore per lei”.
Dino vuole liberarsi dell’amore per la giovane in quanto non riesce a possedere neanche lei, se non solo nel momento del rapporto sessuale, e ciò può solo rafforzare la noia: “Lei è lì e io sono qui; e avevo sentito che tra me e lei non c’era niente, e che io dovevo attraversare, varcare, e, insomma, riempire questo niente con il gesto del mio corpo che si gettava sul suo”.

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LA NOIA MORAVIA ANALISI DEL TESTO

L’angoscia per la noia verso la realtà e verso Cecilia spinge Dino al suicidio che lo porta a concepire la realtà come un mondo separato che, se solo osservato nella sua essenza, procura piacere ma, se si cerca di rapportarsi ad esso, è causa di insostenibile dolore: “Evidentemente qualche cosa era avvenuto proprio nel momento in cui mi ero lanciato con la macchina fuori dalla strada; qualche cosa che, in parole povere, si poteva definire come il crollo di un’ambizione insostenibile. Adesso contemplavo l’albero con un compiacimento inesauribile, come se il sentirlo diverso e autonomo da me, fosse stato ciò che mi faceva maggior piacere”.