Arano di Giovanni Pascoli

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testo, analisi e commento della poesia "Arano" di Giovanni Pascoli (2 pagine formato doc)

Arano di Giovanni Pascoli - Arano di G.Pascoli.

Il componimento (scritto tra il 1885 e il 1886) è stato inserito da Pascoli nella seconda
edizione della raccolta Myricae (1892) e costituisce un chiaro esempio di quell’amore per la campagna e per i suoi elementi più umili e dimessi – come i filari
di viti, la nebbia, il lavoro dei contadini ecc. – che viene richiamato dal titolo stesso della raccolta, in italiano Tamerici (piante e arbusti sempreverdi e frondosi che crescono in campagna).

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Nonostante la scelta di una forma metrica tradizionale – il madrigale di versi endecasillabi – la lirica concentra in sé tutte le maggiori novità del linguaggio di Pascoli: l’impiego di termini tecnici accostati a voci quotidiane e realistiche, il ricorso alla sinestesia, la frammentazione della sintassi che spezza il ritmo normalmente arioso e solenne degli endecasillabi.

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Al campo, dove roggio nel filare qualche pampano brilla, e dalle fratte sembra la nebbia mattinal fumare, arano: a lente grida, uno le lente 5 vacche spinge; altri semina; un ribatte le porche con sua marra pazïente; ché il passero saputo in cor già gode, e il tutto spia dai rami irti del moro; e il pettirosso: nelle siepi s’ode 10 il suo sottil tintinno come d’oro.

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