Descrizione peste: Tucidide, Lucrezio, Boccaccio, Manzoni e Camus

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accurate descrizione della peste da parte dei seguenti autori: Tucidide, Lucrezio, Boccaccio, Manzoni e Camus (6 pagine formato doc)

DESCRIZIONE PESTE: TUCIDIDE

La descrizione della peste (di Atene del 430-429 a.C.) da parte di Tucidide è una descrizione da vero storiografo: è obiettiva, precisa, scrupolosa, come se parlasse un medico, ne enumera le cause, i rimedi, gli effetti e mostra quindi tutta la sua bravura nell'osservazione acuta e nell'attenta analisi degli eventi.

Tutto è impregnato di una forte ricerca della descrizione reale, storica, vera di ciò che è accaduto.
In questa visione risulta poi importante la concezione della storia che aveva Tucidide stesso: egli considerava la storia non solo come un mezzo per rimembrare grandi gesta o eventi, ma soprattutto come uno strumento fondamentale, utile ai posteri per comprendere il futuro; infatti, lui stesso dichiara che studierà i primi sintomi e le caratteristiche di questo morbo, in modo che, se un giorno futuro dovesse ritornare, la gente sappia di che cosa si tratta e possa fare tesoro delle esperienze precedenti..

La peste in Tucidide e Lucrezio: riassunto


DESCRIZIONE PESTE DI LUCREZIO

La descrizione della peste di Lucrezio nel suo De rerum natura risulta completamente differente da quella di Tucidide, nonostante il soggetto in questione, quasi 400 anni più tardi, sia sempre lo stesso: la peste di Atene.
Una cosa fondamentale, che ci permette di capire tutto, è distinguere le figure dei due scrittori: il primo, Tucidide era uno storico, il secondo, Lucrezio, era un filosofo-poeta. Da qui un obiettivo di tutt’altro genere..

La peste, appunti


DESCRIZIONE PESTE: BOCCACCIO

Anche Giovanni Boccaccio, nel suo Decameron, racconta la peste, quella che scoppiò in tutta Europa nel 1348. Questo evento gli serve per creare una cornice alla sua storia, pertanto la descrizione di essa è sintetica, ma non per questo non chiara e imprecisa. Anzi, lo stile adoperato da Boccaccio è uno stile tragico, ovvero caratterizzato da un tono solenne accompagnato da una descrizione lucida, distaccata e realistica. Il fatto è che Boccaccio, vuole affidare l’orrore e il giudizio alle cose stesse, evitando ogni intervento soggettivo che correrebbe il rischio di cadere nel patetico o nel retorico. Il suo atteggiamento distaccato è appunto l’arma per suscitare l’orrore e la reazione morale di chi legge ; egli dice : ".... pervenne la mortifera pestilenza, la quale o per operazion de’ corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata, quelle d’innumerabile quantità di viventi avendo private, senza ristare d’un luogo in un altro continuandosi, inverso l’Occidente miserabilmente s’era ampliata..."...

La peste secondo Boccaccio e Manzoni


DESCRIZIONE PESTE: MANZONI

Alessandro Manzoni dedicherà spazio al flagello della peste nella sua più grande opera: “I promessi sposi”. In questo caso la peste in questione è quella a lui più recente, quella di metà ‘600. Egli in quest’opera, in parte storica, presenterà una narrazione storica della peste: nella sua descrizione si trova grande obbiettività nel parlare di come sia nata, di come si sia sviluppata, della conseguente situazione a Milano. A differenza di Tucidide, manca però una precisa parte in cui dovrebbe descrivere le manifestazioni fisiche della peste. Nella sua descrizione, infatti, oggettiva e distaccata, mancano quelle sfumature orride, macabre, terrificanti che la peste porta con se e che scrittori precedenti come Tucidide e Lucrezio avevano affrontato.