Diritti dei lavoratori

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Diritti dei lavoratori riconosciuti a livello universale. Stabilità del posto di lavoro, · Contrattazione collettiva, Considerazioni... (4 pagine formato doc)

DIRITTI DEI LAVORATORI RICONOSCIUTI A LIVELLO UNIVERSALE DIRITTI DEI LAVORATORI RICONOSCIUTI A LIVELLO UNIVERSALE Stabilità del posto di lavoro: le imprese devono fare ogni sforzo per assicurare ai propri dipendenti un posto di lavoro stabile.
Niente discriminazione: a nessuno va rifiutato lavoro a causa di razza, colore, sesso, religione e idee politiche… Salari dignitosi. Sicurezza e igiene. Libertà sindacale. Contrattazione collettiva: si intende la soluzione di problematiche economiche e organizzative che regolano un qualsiasi settore dell'economia, prese di concerto tra rappresentanti sindacali e imprenditori di categoria. Hanno una scadenza di quattro o cinque anni.
Questi sono i punti universalmente riconosciuti. In alcuni paesi dove ancora oggi le condizioni di vita sono al di sotto del minimo vitale come il Brasile, la Costa d'Avorio, l'Indonesia… questi "principi" sono soltanto parole. Vi vige l'antica teoria dei latifondisti: il padrone ricchissimo che sfrutta ogni forza manuale per raggiungere ancora più potere. Nelle piantagioni di Caffè, punto di forza dell'economia brasiliana le condizioni di lavoro sono allucinanti. I braccianti stanno nei campi dieci ore al giorno per sette giorni alla settimana, e spesso sono accompagnati dai loro bambini che hanno anche meno di dieci anni. Nelle piantagioni vivono in baracche malandate, fatte di canne, pali e paglia e non hanno servizi igienici. Usano di frequente pesticidi ed erbicidi molto tossici senza alcun tipo di vestiario protettivo. A mezzo giorno si siedono nei campi e mangiano senza lavarsi le mani, l'acqua da bere e per lavarsi è contenuta in recipienti di plastica riciclati. I salari sono ben di sotto del minimo legale, e spesso i braccianti non riscuotono niente perché la spesa che fanno presso lo spaccio della piantagione è più alta della paga. Sono spesso indebitati e ciò non li rende più liberi di abbandonare la piantagione. I produttori di caffè si dividono in due: piccoli produttori con piccoli appezzamenti a conduzione semifamiliare e grandi proprietari che impiegano i braccianti come schiavi. La legge economica favorisce il grande proprietario terriero che vede il prezzo finale del suo prodotto decisamente concorenziale e lo può vendere all'esportatore in maniera diretta senza intermediari. Il suo guadagno è dato dal basso costo del lavoro e dalla mancata intermediazione. La catena commerciale e i grandi profitti che ne sono determinati si espandono sul piano internazionale attraverso le multinazionali. Società che possiedono imprese di raccolta e trasformazione del caffè in vari paesi del mondo, ciò è paragonabile a quello che avveniva nel medioevo dove tutto apparteneva al re, ma egli aveva rapporti diretti solo con i feudatari, che a loro volta avevano rapporti solo con i valvassori e così via fino ai valvassini. Tutti prendevano la loro parte di guadagno senza preoccuparsi minimamente della piccola manina che aveva colto il chicco dalla pianta, che non ha