Divina Commedia, Inferno canto 13: riassunto

Appunto inviato da albos555
/5

Lo svolgimento del viaggio dantesco nel canto XIII dell'Inferno, cerchio dei suicidi e degli scialacquatori. Riassunto del canto 13 dell'Inferno della Divina commedia (2 pagine formato doc)

DIVINA COMMEDIA INFERNO CANTO 13: RIASSUNTO

Divina CommediaInfernoRiassunto Canto XIII.

In questo canto Dante e Virgilio entrano nel secondo girone del settimo cerchio dell’inferno, riservato a scialacquatori e ai violenti contro se stessi.
Virgilio avverte Dante riguardo alla particolarità di questo girone e alle cose che vedrà, dicendogli che se le sentisse raccontare senza vederle, stenterebbe a crederci.
All’inizio del canto Dante e Virgilio si trovano in un bosco pieno di arbusti nodosi. Dante nota delle arpie, che lungo il canto non agiscono e non parlano ma sono annidate nel bosco ed emettono striduli suoni.
Dante sente molte lamentele di anime ma non vede nessuno nel bosco a parte lui e la sua guida, e perciò inizia a domandarsi se non si nascondano delle anime negli arbusti. Virgilio, quasi leggendogli nella mente, lo invita a provare a spezzare un ramo di un albero per confutare la sua teoria. Dante spezza così un ramo di un arbusto, e questo gli risponde, chiedendogli perché, ora che è solo un povero albero anziché un uomo, la sua mano non è più gentile con lui. Dante considera il suicidio, ovvero la violenza contro se stessi, ancora peggio della violenza contro gli altri, secondo la logica di San Tommaso D’Aquino.
 Infatti, il comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso” indica prima di tutto un amore verso se stessi, in quanto espressione divina. Senza amore per se stessi non può esistere, inoltre, amore per gli altri. Virgilio spiega che se Dante avesse saputo che avrebbe ferito un’anima strappando un ramoscello, non l’avrebbe di certo fatto, ma tutto questo sta a rappresentare il processo pedagogico della Divina Commedia. Se vorrà, Dante potrà rimediare ricordando una volta tornato nel mondo dei vivi quell’anima.

Divina commedia, critica canto 13 dell'Inferno


CANTO 13 INFERNO RIASSUNTO

A questo punto l’arbusto inizia a parlare di sé e si presenta. Anche se lungo tutto il racconto di chi era in vita e di come morì non dice il suo nome si hanno abbastanza elementi per identificarlo: è Pier delle Vigne, forse il più potente ministro di Federico II. Dopo la sconfitta nella battaglia di Vittoria del 1248, Federico II inizia a prendere le distanza del suo consigliere preferito, e un anno dopo viene arrestato con la presunta ipotesi di complotto. Viene messo in carcere e viene accecato con un ferro rovente. Si dice che si suicidò fracassandosi il cranio contro il muro.
Dante prova così tanta pietà per quell’anima che non riesce a farle domande, e deve intervenire Virgilio, che chiede all’arbusto come è diventato un albero e se ci sia qualche anima che non compaia sotto quella forma.
Pier delle vigne spiega che minosse, dopo che hanno separato la loro anima dal loro corpo, li fa cadere in modo casuale in quel bosco (ecco perché non ci sono sentieri nel bosco) e da un ramoscello diventano arbusti. Le arpie poi mangiano loro le foglie arrecando dolore alle anime, strillano e urlano in continuazione dal dolore. Pier spiega anche che dopo il giudizio universale loro saranno gli unici a non riunirsi ai loro corpi, ma il loro corpo verrà appeso al rispettivo albero.