C'era una volta di Ungaretti

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testo, analisi e commento della poesia "C'era una volta" di Giuseppe Ungaretti (2 pagine formato doc)

C'era una volta di Ungaretti - Quota Centoquarantuno l’1 agosto 1916 Bosco Cappuccio ha un declivio di velluto verde come una dolce poltrona
Appisolarmi là solo in un caffè remoto con una luce fievole 10 come questa di questa luna

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Una fantasia di evasione dalla guerra - C’era una volta è una poesia in cui la guerra non si vede.

Non ci sono trincee, strazio, distruzione, morte,
ma pendii di velluto alla debole luce della luna.
Tuttavia la guerra esiste, benché vi si accenni soltanto in apertura del testo con il nome di una località del
fronte e con l’indicazione della data. Proprio perché la trincea imprigiona in una realtà desolata, il poeta sogna di evadere nel verde morbido e accogliente
di Bosco Cappuccio. La suggestione della poesia è contenuta in gran parte in questo nome dolce e incantato, un nome da infanzia.

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Con il suo significato evocativo di protezione e riparo (Cappuccio), insieme con le parole velluto (v. 3), dolce (v. 4) e poltrona (v. 5) introduce a un’atmosfera di quiete fiabesca, evidentemente opposta a quella della guerra.