Esser matita è segreta ambizione: analisi del testo e figure retoriche

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Esser matita è segreta ambizione di Valerio Magrelli: analisi del testo, spiegazione delle figure retoriche e testo della poesia (2 pagine formato doc)

ESSER MATITA E' SEGRETA AMBIZIONE: TESTO

Essere matita è segreta ambizione di Valerio Magrelli: analisi del testo. Il poeta invidia alla matita la capacità di trasformare la propria essenza materiale in scrittura e di divenire espressione del pensiero.

Essere matita è segreta ambizione.
Bruciare sulla carta lentamente
e nella carta restare
in altra nuova forma suscitato.
Diventare così da carne segno,
da strumento ossatura
esile del pensiero.
Ma questa dolce
eclissi della materia
non sempre è concessa.
C’è chi tramonta solo col suo corpo:
allora più doloroso ne è il distacco.

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ESSER MATITA E' SEGRETA AMBIZIONE: ANALISI

Condividere l’essenza della matita. La matita è un oggetto umile, comune, di modesto valore.

È sorprendente perciò il primo verso di questa poesia, in cui è espresso il desiderio segreto di Essere matita.
Se pure fosse concesso di scegliere in quale forma essere al mondo, perché un uomo dovrebbe desiderare di diventare un oggetto inanimato? E tra tutte le possibilità, perché una matita?
La scelta non è casuale per un poeta, consapevole che la scrittura esprime il pensiero ed è una speranza di immortalità. Come il corpo dell’uomo, la matita si consuma, ma diversamente da esso la sua materia non si distrugge e non si cancella: si trasforma invece in qualcos’altro, diventa segno e fragile sostegno del pensiero, in una sorta di rinascita sulla carta, capace di durare. Chi invece non riesce a essere matita, cioè a essere un corpo che lascia traccia del suo spirito, è destinato a congedarsi dalla vita in modo più definitivo e doloroso.

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BRUCIARE SULLA CARTA: FIGURA RETORICA

Il desiderio di trasformazione del poeta. Nel primo verso il poeta dichiara un sogno, un desiderio segreto. Seguono due gruppi di tre versi, aperti ciascuno da un endecasillabo introdotto da un verbo all’infinito (Bruciare, v. 2 e Diventare, v. 5). In questa parte è raffigurata una sorta di visione, come se il poeta entrasse nell’oggetto e descrivesse dall’interno una metamorfosi che promette una sorta di immortalità: diventare matita implica una rinascita (vv. 2-4), e soprattutto una trasformazione della materia in traccia dello spirito (vv. 5-7).

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OSSATURA ESILE DEL PENSIERO: FIGURA RETORICA

Il termine ossatura (v. 6) allude al segno lasciato dalla matita sulla carta: leggero ed essenziale ma al contempo stabile e compatto. Come
lo scheletro per il corpo, la scrittura è il sostegno del pensiero.
Le forme: la scomparsa dell’io È significativa la frequenza di verbi all’infinito, tutti in posizione di rilievo a inizio o fine verso (Essere, v. 1; Bruciare,
v. 2; restare, v. 3; Diventare, v. 5): l’assenza della persona verbale è adatta a raffigurare una situazione in cui l’io scompare e diventa un oggetto, ma anche a esprimere il desiderio in forma universale, come se l’aspirazione a questa particolare immortalità appartenesse a ogni uomo.