La figura dell'intellettuale nell'età comunale

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Il rapporto dell'intellettuale con il potere dall'età comunale all'età romantica, dal '200 all'800 (7 pagine formato rtf)

L'INTELLETTUALE NELL'ETA' COMUNALE

Il rapporto dell'intellettuale con il potere.

Dall’età dei Comuni all’età Romantica. Durante l'età dei Comuni si afferma la figura dell'intellettuale-cittadino,che partecipa attivamente alla vita politica del suo Comune,ricopre cariche pubbliche,vive intensamente le tensioni,le avversioni,i conflitti. La produzione di questo tipo di intellettuale è costituita da opere prevalentemente indirizzate a diffondere cognizioni,cioè ad educare la coscienza dei concittadini,a trasmettere quegli strumenti culturali che erano indispensabili all'ascesa dei nuovi ceti urbani,che stavano conquistando l'egemonia economica e politica.
Accanto all'intento didattico l'intellettuale comunale porta poi nella sua produzione la sua passione politica,il suo attaccamento al Comune,la difesa di certi principi il cui rispetto garantiva la sopravvivenza di questo.

La figura dell'intellettuale nel medioevo

INTELLETTUALE COMUNALE, DANTE

Dante (1265-1321) rappresenta il tipico intellettuale comunale,inserito nella dimensione politica ed appassionatamente immerso nelle contese ideologiche del suo tempo. Difatti egli,una volta intrapresa la carriera politica,ricoprì varie cariche,fino ad essere eletto Priore,la massima magistratura civile. Il comune era allora lacerato dai conflitti interni tra guelfi neri e bianchi e,quando ad opera di papa Bonifacio VIII prevalse la fazione nera,Dante,che propendeva per il partito opposto,venne esiliato dalla città. Di tali legami con la realtà politica egli sostanzia la sua opera,ne sono esempio i canti politici della Commedia,i quali permettono di delineare perfettamente il suo pensiero etico-politico.

Con l’affermarsi delle Signorie,nel corso del Trecento comparve un nuovo tipo di intellettuale: il cortigiano,che si pone al servizio di un signore,dando lustro alla sua corte con la propria presenza,o utilizzando le proprie competenze di letterato in qualità di estensore di documenti ufficiali o di ambasciatore. La funzione dell’intellettuale muta così radicalmente rispetto a quella dell’intellettuale-cittadino della fase comunale:egli decide di porsi in una posizione totalmente subordinata al potere e legata alla volontà del Signore.

LA FIGURA DELL'INTELLETTUALE

Ovviamente viene meno la partecipazione politica alla vita cittadina,e con questo viene a cadere il carattere impegnato della produzione letteraria. Essa viene vista come un esercizio altamente disinteressato,lontano da ogni legame pratico e contingente. Alla partecipazione politica si sostituisce l’ideale dell’otium letterario,il distacco dalla realtà per immergersi nello studio e nella meditazione,al fine di elevare spiritualmente se stessi. Mentre l’intellettuale-cittadino è fortemente legato all’ambiente municipale,ai suoi valori come ai suoi conflitti,l’intellettuale cortigiano non è più legato ad un ambiente particolare,può porsi al servizio di vari signori,anche al di fuori dei confini italiani.
Lo stesso Dante,dopo l’esilio è costretto a cercare protezione presso signori come gli Scaligeri di Verona,i Da Polenta di Ravenna,i Malaspina di Lunigiana,con la funzione d’intellettuale di corte, anche se è ben comprensibile come tale situazione fosse motivo di profonda amarezza per chi,come lui,si era formato nel libero clima della vita comunale.