Linea antinovecentista: Montale e Saba

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Linea antinovecentista: le opere di Montale e di Saba (3 pagine formato doc)

LINEA ANTINOVECENTISTA

Linea antinovecentista: cioè una linea poetica ispirata all’impressionismo o al realismo, e dunque antisimbolista e antiermetica, di cui fanno parte: Montale e Saba.

Eugenio Montale:
- Nasce a Genova nel 1896 da una famiglia di commercianti. La sua passione fu il canto, ma interrompe gli studi alla morte del suo maestro.

Il “Male di vivere” ha origine dal suo chiuso senso di angoscia e pessimismo sulla condizione umana, assume un valore universale (A differenza di Leopardi però, che vedeva una natura negativa che non si interessava della vita umana, Montale vede una natura non negativa ma pur sempre indifferente e ragione sulla condizione di disagio umana in modo distaccato, freddo);
- con Montale non si parla di sofferenza (in quanto lui assomiglia ai personaggi di Svevo, che stanno bene anche se sono al di fuori della realtà, della vita sociale e di conseguenza dei disadattati).
- La poesia di Montale si basa su immagini simboliche che evocano un certo sentimento o stato d’animo (CORRELATIVO OGGETTIVO); si tratta di una sorta di allegoria (simbolo) medievale ma con un procedimento più intuitivo.

Ho sceso dandoti il braccio: testo, parafrasi, analisi e figure retoriche alla poesia di Eugenio Montale

ANTINOVECENTISMO, MONTALE

Linguaggio: poco accattivante e petroso, difficile e foneticamente sgradevole, non delicato. Nelle prime opere abbiamo un linguaggio di tutti i giorni ma pur sempre di una persona colta; nelle tre raccolte invece possiamo notar un miscuglio tra un linguaggio da conversazione e termini non di uso quotidiano.
Raccolta: Ossi di Seppia. Il titolo si ispira alla tradizione ottocentesca (dove la poesia nasceva dalla desolazione e dalla negatività del mondo); i versi del poeta così sono paragonati a ossi di seppia, che non portano alcun messaggio positivo. La raccolta è incentrata su tre temi principali: il Male di Vivere e quindi l’indifferenza della natura e del mondo circostante nel quale sono rari i momenti di grazia.

Non chiederci la parola. Montale parla a nome della propria categoria, i poeti, rivolgendosi ad un ipotetico pubblico. Nella poesia spiega che l’unica funzione che per lui può avere una poesia è negativa, legata alla suo visione negativa della vita intera. Nella prima strofa il poeta che dichiara di non poter suscitare nel lettore alcun entusiasmo in quanto non ha certezze da trasmettere perché si trova in una condizione di disagio.
In questa poesia si oppone decisamente a D’Annunzio, che vedeva la poesia come una funzione positiva.
Nella seconda strofa ironizza sulle persone sicure di sé, non riconoscendosi in esse.
Nella terza strofa ritorna al tema e alla formula negativa della prima strofa.