Gabriele D'Annunzio: vita, opere e riferimenti a Nietzsche

Appunto inviato da ladycatacomba
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Vita, poetica, riferimenti a Nietzsche il trionfo della morte, Le vergini delle rocce, Il fuoco , Forse che si forse che no, La sera fiesolana , Nella belletta, Myricae , X agosto, Novembre, digitale purpurea, La pioggia nel pineto, I pastori (6 pagine formato doc)

Gabriele D'Annunzio: vita, opere e riferimenti a Nietzsche - Fece della sua vita un' opera d'arte" secondo i principi dell'estetismo che egli stesso affermava.

Nacque a Pescara da una famiglia borghese e fu precocissimo poiché cominciò subito a comporre. Acquistò subito notorietà producendo versi, opere e articoli giornalistici che spesso erano a contenuto erotico e suscitavano scandalo, ma divenne anche famoso per la sua vita altrettanto scandalosa con avventure galanti, lusso e duelli, vive in una villa come se fosse un principe rinascimentale, tra oggetti d'arte e cavalli di razza.
In questo modo esalta un modo di vivere "inimitabile" che caratterizza il suo essere esteta, individuo superiore che si distingue dalla mediocrità borghese da cui rifugge inorridito.
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Crea il novo mito del superuomo, ispirato dal filosofo Nietzsche, un mito non solo di bellezza ma anche di energia eroica. Però con le sue esibizioni e i suoi scandali voleva mettersi in primo piano davanti il pubblico e paradossalmente faceva in modo di finalizzare il culto per la bellezza per ciò che disprezzava, ovvero il denaro. Allo scoppio della prima guerra mondiale fece parte degli interventisti ed ebbe un peso notevole nello spingere in guerra l'Italia. In guerra combatte con gli aerei e elaborò ideologie e slogan che furono fatti propri dal fascismo. In vecchiaia fu ossessionato dalla sua decadenza fisica.

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D'Annunzio coglie alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche come il rifiuto del conformismo borghese, il livellamento della personalità, l'esaltazione del vitalismo gioioso e libero, rifiuto dell'etica della pietà, dell'altruismo della tradizione cristiana, l'esaltazione dello spirito di lotta e dell'affermazione di sé, il superuomo. Il superuomo viene interpretato da D'Annunzio come un diritto di pochi esseri eccezionali che possono affermare sé stessi e dominare.

Il trionfo della morte

Scritta in una fase transitoria in cerca di soluzioni.

Giorgio era travagliato da un'oscura malattia interiore e va alla ricerca di un senso della vita che lo possa far tornare in equilibrio. Ritorna nella sua famiglia e la sua crisi aumenta perché perde maggiormente le sue energie vitali per spenderle nella vita familiare quotidiana, specialmente nei confronti del padre con il quale ha un conflitto. Per le sue vicissitudini è indotto a paragonarsi a suo zio Demetrio, che aveva la sua stessa sensibilità e morì suicida. Questo lo spinge a continuare la ricerca, cercando le radici della sua stirpe portando con sé la donna amata. Si ritirano in un villaggio abruzzese e scoprono la cultura e le tradizioni del popolo; ciò però lo disgusta perché Giorgio è più raffinato. Gli si oppongono le forze oscure della sua psiche, lo prevalgono e alla fine del romanzo si uccide.

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