Tutto sul Decameron: riassunto e struttura del proemio

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Riassunti giornate e novelle e analisi della struttura del Decameron e altre opere di Boccaccio (31 pagine formato txt)

DECAMERON: RIASSUNTO E STRUTTURA

Proemio
Con il Proemio del Decameron, Boccaccio sembra quasi voler dare una giustificazione alla sua opera, infatti egli dichiara in questa parte del libro il pubblico cui è destinato il libro ed il suo scopo.

Il libro è dedicato agli afflitti dalle pene d'amore e specialmente alle donne che per il solo fatto di esser tali non hanno la possibilità di svagarsi (cacciare, giocare d'azzardo, mercanteggiare, ecc.) per cercare di dimenticare o almeno di alleviare queste pene e quindi, leggendo le novelle, potranno trovarvi svago ma anche dei suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni. Di conseguenza l'autore indirizza il libro ad un pubblico raffinato (l'amore, secondo l'ideale cortese, è un sentimento nobile e quindi può essere sentito solo da donne gentili), ma non composto da letterati, infatti è utile ricordare che non tutte le donne, anche se nobili e ricche, sapevano leggere.
Boccaccio usa, inoltre, il termine di "peccato della Fortuna" per spiegare la condizione femminile e usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo e cioè la Fortuna, intesa come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi imponendosi sulla volontà della prima.

Decameron: riassunto e analisi


DECAMERON RIASSUNTO

Questa capacità, chiamata "industria", si rivelerà soprattutto negli uomini della classe emergente (mercanti e nuovi borghesi) della quale fa parte il Boccaccio.

Questi "nuovi ricchi" non erano, però, stati del tutto accettati dai ceti nobili, quindi Boccaccio, con questo libro, vuole nobilitare questa classe alla quale sente di appartenere. Proprio per aver riconosciuto la capacità dell'uomo di interagire col proprio destino possiamo definire questo autore come un preumanista, infatti nel trecento era ancora fortemente radicata l'idea che l'uomo fosse una "pedina" nelle mani del destino che si divertiva a muoverlo secondo un disegno preciso e, soprattutto, prestabilito.

Decameron: tematiche e struttura del proemio


DECAMERON, STRUTTURA

Il secondo tema dichiarato in questo proemio è la trattazione dell'amore in tutte le sue forme a partire da quelle più serie (amore cortese) per il quale si ispira ai romanzi della grande tradizione, a quelle più frivole (amori più "terreni") per i quali si ispira ai fabliaux francesi adottando un linguaggio piuttosto esplicito che fu considerato scandaloso per molto tempo. In qualsiasi forma egli parli d'amore, lo presenta sempre come una fonte di dolore per l'uomo, anche se Boccaccio introduce una "novità" nella letteratura trecentesca: parla dell'amore visto con gli occhi di una donna.

Dal proemio possiamo, inoltre, cominciare ad intuire la struttura dell'opera in cui il narratore si identifica con l'autore stesso, ma la narrazione delle varie novelle viene poi delegata ai dieci giovani che, alcune volte, passano la parola ai personaggi delle novelle che raccontano altri aneddoti.
I modelli narrativi usati in tutto il romanzo sono esplicitamente dichiarati dal Boccaccio in questo Proemio e sono: novella, favola, parabola e testo breve.

Decameron: riassunto e struttura opera di Boccaccio


DECAMERON GIORNATE: INTRODUZIONE ALLA PRIMA GIORNATA

Nell'introduzione alla 1ª giornata possiamo distinguere due parti nelle quali è possibile riconoscere dei precisi indicatori temporali. Nella prima parte si trova l'anno in cui la pestilenza si abbatté su Firenze, cioè il 1348, e il periodo in cui questa raggiunge il suo culmine, ovvero la Primavera, soprattutto il mese di Maggio. A questi indicatori temporali corrisponde una serie di indicatori spaziali che ci indicano lo stato della città di Firenze e dei suoi abitanti descritti a partire dal centro cittadino, dove dimoravano i nobili, fino a raggiungere il contado posto fuori dalle mura cittadine. Dal racconto che ne fa l'autore emerge molto chiaramente il carattere distruttivo dell'epidemia e il suo effetto disgregante su tutta società cittadina e persino sulla famiglia ("l'un fratello l'altro abbandonava e il zio il nepote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e,...,li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.") dal quale deriva 'isolamento dei malati che vengono abbandonati al loro triste destino senza il minimo conforto morale o religioso.