Orazio

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Yutte le opere di Orazio commentate (2 pagine formato doc)

Il sangue maledetto di Remo Carme più appassionato degli Epodi, fu scritto intorno al 41-40 a.C., dopo la guerra di Perugina, quando ogni speranza di pace appariva lontana e irrealizzabile.
Orazio si rivolge in tono potente e ispirato verso un’immaginaria assemblea di cittadini (esempio di poeti-vates). Egli esprime lo smarrimento e l’orrore della popolazione di fronte allo scoppio di una nuova guerra civile, riconducendola miticamente alla colpa originaria dell’uccisione di Remo. Nella lirica sono presenti molte sottolineature retoriche del linguaggio e un pathos intenso e impressionante delle immagini(sangue). Educazione paterna La satira espone in modo organico la poetica dei Sermones, illustrando i modelli letterari(la commedia attica,Lucilio), gli ideali stilistici(brevitas, rigore formale), i fini(una poesia rivolta a migliorare l’uomo attraverso l’osservazione diretta dei vizi e delle virtù), il tono dell’opera(conversazione alla buona). Il rapporto tra poesia e moralità è affrontato nell’ultima parte dell’opera.
Orazio ravviva il discorso con esempi concreti tratti dalla realtà quotidiana o dalla propria esperienza di vita. Le idee morali vengono ricondotte a una dimensione individuale e umana nel ricordo del padre: una persona semplice ma onesta, che esortò il figlio a un sincero e costante sforzo di perfezionamento interiore. Il tono bonario e scherzoso del componimento si fa, nei versi dedicati al padre, più grave e commosso. La favola dei topi Nella prima parte dell’opera Orazio ringrazia Mecenate per averli donato un podere in Sabina, grazie al quale egli può realizzare la massima aspirazione della sua vita. In seguito vengono descritte le noie e i fastidi della vita di città alla quale si contrappone la vita semplice e spensierata della campagna, dove le giornate scorrono su ritmi blandi e dolci, leggendo, oziando, e conversando con i vicini. Uno di questi vicini è Cervio, che narra la favola del topo di città e quello di campagna. In quest’opera Orazio usa lo schema dell’apologo morale che ha per protagonisti degli animali parlanti, introducendo alcuni motivi della sua poesia: la vita nascosta, al riparo dagli eventi della storia; l’autosufficienza del saggio, che si accontenta di quello che ha; la brevità della vita e l’invito al carpe diem. Il monte Soratte La poesia inizia con la descrizione di un immagine di freddo e vecchiaia di un gelato paesaggio invernale, a cui il poeta oppone una scena d’interno domestico caratterizzata dal fuoco e dal vino. Questa visione invernale è ispirata da un testo di Alceo, che Orazio rinnova rendendo il paesaggio concreto e familiare, con la visione del monte Soratte innevato e il richiamo del vino sabino. Dopo quest’introduzione seguono altre tre strofe, dove si ripetono i motivi oraziani: la brevità della vita, l’esortazione a godere del presente, tenendo presente che tutto il resto è in mano agli dei. Nell’ultima parte dell’ode la scena si sposta dalla campagna, alla grande città: